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Lo stress da lavoro è oggi tenuto in grande considerazione dalla normativa. In Europa lo stress dei lavoratori è al secondo posto di importanza ed è la prima causa di assenteismo dal lavoro (si arriva al 60% dei casi).

Alcuni esempi di condizioni di lavoro stressanti sono carichi di lavoro eccessivi, incertezze nella definizione dei ruoli, mancato coinvolgimento nelle decisioni aziendali, precarietà del lavoro, mancanza di una adeguata comunicazione interpersonale, mobbing.

Gli effetti possono essere problemi di salute mentale, ma anche gravi problemi di salute generale, come malattie cardiovascolari e disturbi muscolo scheletrici.

Gli effetti negativi si proiettano ovviamente anche sull’impresa, con calo della redditività, maggiore assenteismo, richieste di prepensionamento.

Da una indagine a livello europeo è emerso che gran parte dei datori di lavoro considera i rischi da stress lavoro-correlato molto più difficili da gestire rispetto ai rischi convenzionali legati all’ergonomia e alla sicurezza del lavoro.

Arrivare al traguardo del benessere mentale, in effetti, non è un’impresa facile. Per questo obiettivo occorre agire, in primis e per quanto possibile, sui fattori interni al lavoro, partendo da una politica formativa dei dirigenti e dei preposti aziendali sul piano delle relazioni umane, ottimizzando l’organizzazione del lavoro, motivando maggiormente i lavoratori.

Ma (e qui si annida un altro decisivo tassello dell’intero problema) occorre che il singolo lavoratore faccia anche un esame di coscienza rispetto alle sue vere aspettative e ai suoi bisogni personali (familiari, sociali, sessuali).

Un sensibile contributo al benessere lavorativo, ferme restando le misure di prevenzione che deve adottare il datore di lavoro, può derivare in via indiretta da una sincera analisi del proprio io, con una valida e incondizionata gestione delle proprie aspirazioni, senza farsi influenzare troppo da sistemi e convenzioni.

Il benessere extra lavoro può contribuire in modo significativo al bilanciamento dello stress lavoro-correlato.

Possiamo dire che lo stress è legato alla definizione di salute, quale “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia”. Più precisamente, secondo la Guida sullo stress legato all’attività lavorativa pubblicata dalla Commissione Europea: “reazione emotiva, cognitiva, comportamentale e fisiologica ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro. E’ uno stato caratterizzato da livelli elevati di eccitazione ed ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza”.

La valutazione dello stress deve riguardare:

–        l’organizzazione del lavoro;

–        le condizioni e l’ambiente di lavoro;

–        le aspettative legate al lavoro;

–        la personalità dell’individuo in rapporto al lavoro specifico.

Possiamo suddividere i metodi di misura dello stress in due categorie: valutazione sulla persona e valutazione esterna. Si parla quindi di valutazione della percezione soggettiva; misurazione di indicatori fisiologici di stress; analisi dei comportamenti.

Se del caso si può ricorrere ad appositi questionari e/o test di psicosociologia e psicologia del lavoro, ma in genere sono considerati sufficienti i colloqui diretti o di gruppo. In ogni caso, si può fare riferimento il criterio OSI (Occupational Stress Inventory).

I temi considerati dall’OSI sono delle seguenti tipologie:

–        Cosa pensa, come si sente e come si comporta il soggetto nell’ambito del suo lavoro, anche come modo di affrontare le situazioni di stress;

–        Come giudica il suo stato di salute.

Naturalmente partendo dal principio che i dati vanno poi interpretati e vanno attuati eventuali interventi migliorativi, di carattere socio-tecnici (carico di lavoro, orari, gerarchie, ecc.) e psico-sociali (partecipazione, comunicazione, ecc.). Inoltre che può essere utile al riguardo la raccolta sistematica di suggerimenti.

In genere, poi, non si ritiene necessario utilizzare strumenti di controllo sanitario che misurino gli indicatori primari dello stress (per esempio cortisolo salivale e pressione arteriosa).

Un modello mutuato dall’OSI per la valutazione dello stress, individuale e di gruppo è il seguente:

 

Fonti di stress
Fattori intrinseci di lavoro
Ruolo manageriale
Relazione con altre persone
Carriera
Organizzazione aziendale
Interfaccia casa/lavoro

Individuo

Carattere
Comportamento
Ambizione
Tipo A
Caratteri organizzativi
Processi di gestione
Influenze individuali

Locus of control

Strategie di coping

Supporto sociale
Orientamento al compito
Logica
Relazione casa – lavoro
Tempo

Coinvolgimento

Effetti dello stress

Soddisfazione per la carriera
Soddisfazione per il lavoro
Soddisfazione per l’organizzazione
Soddisfazione per le relazioni interpersonali

Soddisfazione lavorativa

Salute psicologica
Salute fisica

 

 

La valutazione può essere: a) sotto la media; b) nella media; c) sopra la media

 

 

NOTE

Tipo A: personalità orientata al successo

Locus of control: concezione di avere un controllo sui risultati

Coping: grado in cui una strategia è utilizzata per contrastare lo stress

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