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Benessere organizzativo

in Articoli, Sicurezza e salute sul lavoro

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Il benessere organizzativo è la capacità dell’organizzazione aziendale di garantire il benessere fisico, psichico e sociale dei lavoratori, con particolare riferimento al modo in cui il singolo si relaziona con l’azienda (senso di appartenenza, condivisione dei valori, ecc.).

I fattori di rischio psicosociali sono percepiti oggi come una delle principali cause di alterazione della salute psicofisica del lavoratore, legata all’integrità complessiva della persona.

Tra i principali rischi psicosociali possiamo elencare i seguenti:

–       cultura organizzativa (compiti e obiettivi);

–       definizione dei ruoli;

–       evoluzione della carriera;

–       autonomia decisionale;

–       rapporti sul lavoro;

–       interfaccia casa lavoro;

–       ambiente di lavoro e attrezzature;

–       pianificazione dei compiti (evitare la monotonia);

–       carico/ritmo di lavoro;

–       orario di lavoro (flessibilità).

I rischi psicosociali costituiscono un problema rilevante in termini di assenteismo, turnover eccessivo, scarsa motivazione del personale, infortuni e malattie, anche per il conseguente abuso di alcool, sostanze stupefacenti e psicofarmaci.

Il Testo Unico sulla sicurezza richiama l’obbligo di valutare tutti i rischi, compresi quelli di natura psicosociale, come del resto già anticipato dal Codice Civile e dalla stessa Costituzione.

La valutazione può partire dalla rilevazione del problema, tramite alcune analisi fondamentali, quali assenteismo, turnover, cambi di mansioni, infortuni e malattie.

Le misure di prevenzione passano attraverso l’esame di:

–       ambiente di lavoro, inteso anche come livello applicativo dei principi ergonomici;

–       adeguatezza del sistema di comunicazione interna, con messa in evidenza del valore di ogni contributo lavorativo;

–       piani di informazione e formazione, intesi anche come momenti di crescita professionale e individuale;

–       validità dell’organizzazione del lavoro, anche in funzione del riconoscimento del valore professionale del singolo;

–       “clima” aziendale, inteso anche come buone prassi e accordi interni  per il miglioramento delle misure di tutela.

In ogni caso il ricorso eventuale a trasformazioni organizzative volte a migliorare l’organizzazione dovrà essere graduale, ad evitare situazioni di possibile destrutturazione ed incertezze nei lavoratori. Periodicamente dovranno essere valutati i risultati in regime di partecipazione, in modo da mantenere elevato il livello motivazionale ed evitare condizioni di stress lavoro correlato, mobbing o burnout (presente soprattutto nelle attività “d’aiuto”, come quelle sanitarie).

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