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E’ vero che idee e innovazioni passano oggi per il lavoro di equipe. Ma è anche vero che le tecnologie digitali offrono oggi delle opportunità inaspettate anche per il singolo.

I giovani (ma anche i meno giovani dotati di iniziativa e creatività) dovrebbero imparare da Google: l’assurdità di un’idea non deve essere una barriera per essere considerata (Absurdity is not a barrier to consideration).

Google ha creato un “incubatore di idee” (Google X), il quale si stacca decisamente dallo spirito dei laboratori del recente passato, che portarono alla tecnologia digitale. Sul biglietto da visita di Astro Teller, che guida Google X, c’è scritto: Captain of moonshots (Comandante degli spari alla luna).

Qui si studia di tutto, senza preclusioni di sorta. Anche le idee più improbabili vengono prese in considerazione. Con il principio che anche idee apparentemente folli possano essere sviluppate nel mondo reale. E magari portare a dei cambiamenti epocali, proprio in funzione della loro assurdità originaria.

Si va dalla pillola contro i tumori, che dovrebbe rilevare tumori incipienti (le cellule malate emettono segnali biochimici quando si ammalano) alle posate a prova di tremore per i malati di Parkinson. Dai droni per consegne a domicilio all’automobile con pilota automatico. Dagli aquiloni giganti con pale eoliche che sfruttano i venti ad alta quota per generare energia alla dislocazione di palloni aerostatici con trasmettitori a banda larga che garantirebbero l’accesso al web per tutta la popolazione mondiale.

Si tratta di progetti che sono accomunati da una caratteristica: il sensazionale. A volte nascono da un’idea del singolo, che fonda una nuova società (startup), ma poi, non avendo la capacità di sviluppare vantaggiosamente l’idea, viene acquisita da una struttura orami consolidata come Google, perché ci crede ed anche perché può permettersi di fallire nello specifico.

Il più innovativo e nel contempo direttamente applicabile è forse costituito dai Google Glass. Si tratta di occhiali che montano, al posto delle lenti, un display interagente con il software dedicato. Permettono, a comando vocale, di navigare sul web, fare foto e video, collegarsi allo smartphone. Un computer indossabile (wereable computer) e della realtà aumentata.

Per sviluppare un’idea non bisogna mai dimenticare il mercato, sia che si tratti di un prodotto che di un servizio. La prima analisi è quella del mercato. Poi si passa al business model. Gli oneri vanno soppesati molto bene. Ma la tecnologia ci aiuta. Le start up digitali sono le più frequenti, dal momento che spesso, con un po’ di fantasia, è “facile” pensare a qualcosa di praticabile e utile. Inoltre non è sempre necessaria una sede fisica e si può far tutto da casa, attraverso la realizzazione, per esempio, di una valido sito Web professionale. Non è nemmeno sempre necessario, almeno in partenza, assumere qualche collaboratore. Se l’intuizione ha un seguito, in prospettiva verranno anche collaboratori e dipendenti per una maggiore soddisfazione e libertà del titolare.

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