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E’ strano che il genere umano, a fronte di livelli di sapienza e civiltà raggiunti secoli o millenni fa, sia stato poi travolto da egoismo e mancanza di vedute. Millenni fa era la società tantrica, con le sue aperture alle aspirazioni profonde dell’individuo, a governare il popolo della valle dell’Indo. Secoli fa grandi uomini dettavano le regole per una società perfetta, per il benessere e la sicurezza.

Non passa giorno senza dover assistere, direttamente o indirettamente, a tragici incidenti che coinvolgono i patiti delle due ruote. La moto (o lo scooter) è stata classificata quasi 30 volte più pericolosa dell’auto. E’ vero che molti incidenti sono legati alla mancanza di buon senso del conducente (specie quando si sente autorizzato, fuori città e con la bella stagione, a correre più del dovuto). Ma è pure vero che non è accettabile la convivenza delle “due ruote” (anche la bicicletta ha due ruote) con macchine incompatibili.

Delle due l’una: o si stabilisce per legge il divieto di produrre e usare questo mezzo di distruzione di massa (oltre ai morti, non dobbiamo dimenticare l’enorme numero di persone che finiscono su una sedia a rotelle), oppure quello di sfrecciare a fianco di mezzi che sono in confronto dei “carri armati”.

La creazione di strade ad hoc è attualmente un’utopia, ma, come per le biciclette, allettare la fantasia di chi programma può essere un diversivo.

Le vittime delle due ruote sono aumentate da noi, nel 2015, del 21 %. Ed i pedoni morti ogni settimana sono una dozzina, mentre i feriti sono quasi 400.

Anche i pedoni non se la passano bene. Il 30% dei pedoni è stato travolto sulle strisce o sugli attraversamenti pedonali “protetti” o addirittura sui marciapiedi o ancora sotto la pensilina della’autobus.

E’ trascorso mezzo millennio da quanto Leonardo da Vinci ci insegnava come la città debba essere vista non solo in funzione dell’eleganza architettonica, ma anche e soprattutto in termini di razionalizzazione del traffico, pulizia, lotta all’inquinamento, sicurezza. La città deve essere prima di tutto funzionale. Per cui non esita a immaginare il nucleo urbano, in prossimità di fiumi o mari, con strade e canali a più livelli (anche navigabili per alleggerire il traffico in superficie) e aree sotterranee perfettamente utilizzabili. Fa una distinzione netta tra le vie “basse” e le vie “alte”. Le prime per il traffico ordinario (“carri e altre some”), le seconde per i pedoni (“li gentili homini”). Arriva persino a quantificare lo spazio che deve esistere tra le case (“Tanto sia larga la strada, quanto è la universale alteza delle case”). Perché abbiamo dimenticato questi insegnamenti? Perché non riprendiamo le idee di Leonardo, ovviamente adattandole alle attuali esigenze? In Norvegia l’hanno fatto: il ponte di “Monna Lisa”, splendido esempio di progetto leonardiano del 1502, è stato realizzato (sia pure in funzione di esigenze contingenti di costi e luoghi), vicino ad Oslo ed è destinato ai pedoni. E’ sorretto da tre piloni arcuati in legno e si slancia elegantemente sopra un’autostrada.

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