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Ogni anno, in Italia, avvengono 60.000 casi di arresto cardiaco, di cui l’80% a domicilio, il restante 20% in strada o in altri ambienti.
Il 70% degli arresti avviene in presenza di altre persone. Può capitare a tutti, quindi, di dover intervenire per salvare una vita. Non si può aspettare l’ambulanza. Se passano più di 5 minuti, anche se il cuore riparte, può essere troppo tardi (danni neurologici irreversibili per anossia cerebrale).
Quando una persona si accascia a terra, chiamare subito il 118 o, in prospettiva (in Italia è in fase sperimentale), il 112 (NUE, Numero Unico di Emergenza) e porre in atto la “rianimazione cardiopolmonare assistita”, cioè guidata dall’operatore sanitario in linea (telephone CPR). E’ stato calcolato che, a fronte di un misero 3% di sopravvivenza dopo arresto cardiaco, si arriverebbe anche al 60% nel caso di rianimazione controllata. Si tratta di 100.000 persone all’anno che potrebbero essere salvate in Europa. I casi riguardano persone di ogni età ed anche, con una certa frequenza, l’ambito sportivo.
Quindi è basilare tenere d’occhio i punti seguenti:
1) Presa d’atto tempestiva della situazione e chiamata al Pronto soccorso.
2) Rianimazione cardiopolmonare guidata altrettanto tempestiva (RCP).
3) Defibrillazione (se è presente in loco un defibrillatore).
Essenziale è la valutazione della situazione al fine di individuare le giuste procedure di rianimazione. Partiamo dal principio che la funzione respiratoria e cardio-circolatoria sono fortemente interconnesse. Se cessa una, cessa subito dopo anche l’altra. Pertanto prestare primo soccorso significa sostenere sia la ventilazione che la circolazione.
La prima cosa da fare è comunque quella di valutare lo stato di coscienza: chiamare ad alta voce; scuotere delicatamente il corpo. Se la persona non è cosciente, chiamare l’aiuto sanitario e porre in atto le istruzioni fornite.
L’attività respiratoria è presente se si avverte passaggio di aria a livello di naso e bocca oppure se il torace si alza e si abbassa in maniera efficace.
Se il “polso carotideo” è assente, significa che è pure assente una circolazione efficace.
Principio fondamentale è quello di intervenire subito, in caso di arresto cardiaco, senza aspettare il soccorso ufficiale. Naturalmente, se il soccorritore non è addestrato, è preziosa l’assistenza anche a distanza (cellulare). In caso di arresto cardiaco il problema della responsabilità del soccorritore per interventi errati e pregiudizievoli (specie a seguito di traumi) si può ritenere superato: senza interventi immediati la persona muore.
Per il massaggio cardiaco le linee guida raccomandano un ritmo delle compressioni al centro del torace di 100-120 compressioni al minuto (non oltre), con profondità di almeno 5 cm (4 cm nei lattanti e 5 cm nei bambini). Il rapporto con la respirazione bocca a bocca è di due ventilazioni (previa apertura delle vie aeree, insufflazioni moderate, di circa mezzo litro chiudendo il naso all’infortunato, con capo iperesteso all’indietro, ad evitare che l’aria entri nello stomaco) ogni 30 compressioni. Le compressioni cardiache in tempo utile (entro 10 secondi dal riconoscimento del blocco cardiaco) sono oggi ritenute più importanti dell’ossigenazione, che va comunque iniziata non oltre i 20 secondi.
Da tenere presente che i codici di priorità più gravi sono il rosso (emergenza su persona con compromissione di più di una funzione vitale) e blu (arresto cardiaco). Gli altri codici in ordine di gravità sono bianco, verde (differibili), giallo (indifferibile, in quanto con compromissione di almeno una funzione vitale).

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