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Buddismo tantrico

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Per il buddismo scopo della vita è raggiungere l’illuminazione. In comune con l’induismo vi sono la reincarnazione, il karma (l’azione, insieme alla consapevolezza delle sue conseguenze), la natura illusoria del mondo. Il nirvana (illuminazione finale, con il superamento delle negatività, ma anche delle passioni, anche quelle piacevoli, nonché dei difetti fondamentali che sono il desiderio, l’odio e l’illusione) si raggiunge con varie reincarnazioni.

Tra le tante correnti del buddismo vi è anche il buddismo tantrico (VI secolo d.C.) che ebbe il suo primo centro di diffusione nell’area del medio Gange e nel Bengala. Successivamente si estese in Cina, Tibet, Nepal, Sumatra, Birmania, Giappone.

Il tantrismo buddista è esoterico, ossia ristretto agli iniziati, guidati da maestri. Esso venera il Buddha come entità metafisica che si manifesta nelle forze del cosmo.

Venera pure, quindi, divinità femminili, come la “personificazione della perfetta saggezza”. Il tantrismo buddista si fonda sulla mistica erotica, vista come mezzo per raggiungere la perfezione.

Ha avuto una grande fioritura artistica nei mandala. Il mandala (termine sanscrito) è un insieme di figure geometriche (cerchio e quadrato) inteso a rappresentare le relazioni tra i diversi piani della realtà. I mandala vengono tracciati a terra o dipinti. O ancora costituiscono la pianta di edifici. Lo scopo è quello di aiutare il meditante a visualizzare simbolicamente i diversi aspetti della realtà.

La psicologia junghiana considera il mandala una forma archetipa dell’inconscio, presente in tutte le culture (per esempio come pianta centrale di villaggi primitivi) e nella psiche di ognuno, dove rappresenta il raggiunto equilibrio interiore.

Il buddismo tantrico si sviluppò specialmente nella cultura tibetana, costituendo una sintesi tra il buddismo delle origini e lo sciamanesimo locale.

In definitiva anche il tantrismo tibetano ha come finalità la liberazione della kundalini, il potente centro energetico-sessuale alla base della spina dorsale (tra l’ano ed i genitali).

Ancora oggi è una grande corrente, con insegnamenti segreti che legano il maestro ed il discepolo.

Il buddismo tantrico è soprattutto un modo di pensare e di fondersi nell’armonia dell’universo.

Il buddista tantrico, all’apice della sua illuminazione, non pratica l’unione sessuale fisica (come nel tantra classico indiano). La Shakti (la femmina) viene visualizzata in uno stato di estasi che ricorda quella dei mistici cristiani. Ma il tantrico buddista, per raggiungere questa dimensione, ha bisogno di un percorso interiore molto lungo, anche di anni ed anni. Attraverso tutte le esperienze sessuali possibili, come vediamo nell’iconografia dei luoghi sacri, ricca di scene erotiche particolarmente “spinte” (per noi occidentali). Nella fase finale del suo percorso il tantrico buddista padroneggia quindi i pensieri voluttuosi sino alla trascendenza mistica.

Il buddismo tantrico presta particolare attenzione al rito di iniziazione, in cui il nuovo tantrika si unisce ad una donna che gli trasmette la sua potenza, acquisita con i rapporti sessuali con più guru.

Antichi testi del buddismo tibetano raccontano di come il fondatore del buddismo in Tibet acquistò il proprio potere stuprando una di queste donne in un cimitero e poi meditando in altri otto luoghi di cremazione. Nel buddismo tantrico l’adepto si congiunge alla partner vista come dea Lha-mo (la versione buddista della dea Kalì, la distruttrice del tempo). Lha-mo è ancora più raccapricciante della dea Kalì ed è raffigurata con addosso la pelle staccata ai suoi nemici e gravida per un rapporto incestuoso. Anche al nuovo nato toglierà la pelle. I buddisti bengalesi e tibetani, nella tradizione imparano a meditare seduti dentro un cadavere in putrefazione. Per i buddisti le figure su cui meditare (devata) sono deposito delle energie che il fedele proietta su di loro.

Il tantrika buddista, al contrario di quello indù, tende a trascendere le devata ed identificarsi con il nulla.

Il dualismo sessuale esiste nella forma di due canali nervosi, uno è rosso, corre a sinistra della colonna vertebrale e rappresenta l’energia femminile. Quello grigio corre a destra e rappresenta l’energia maschile. Finché restano distinti, l’uomo continua ad essere intrappolato in cicli di vita-morte-rinascita.

L’unione sessuale rituale, con il seme non emesso, genera una energia che fonde i due canali sessuali in uno solo asessuato, il quale porta l’energia al chakra più alto, fino a all’unione dei vari elementi dell’io.

Il buddismo tantrico è stato studiato a fondo in Occidente. Giordano Bruno, conosciuto come “martire della scienza”, condannato per eresia dall’Inquisizione nel 1600 e messo al rogo, in realtà aveva privilegiato lo studio delle idee esoteriche dell’antichità. Come i tantrici indiani aveva la convinzione che l’universo sia governato dall’amore erotico e cita la ritenzione del seme come potente strumento per rafforzare i legami erotici. Come nel Tantra la via all’illuminazione è vista attraverso la dissoluzione dell’ego.

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