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L’esigenza di una corretta valutazione dei rischi da campi elettromagnetici nell’uso di telefoni cellulari è oggi particolarmente sentita, data l’enorme diffusione, specie tra i giovani, di questa tecnologia.

Innanzitutto occorre dire che la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza (che interessano anche i cellulari) tra gli agenti “possibilmente cancerogeni (gruppo 2 B)” a seguito di studi che hanno evidenziato un limitato incremento di rischio di glioma (tumore del sistema nervoso centrale) e neuroma del nervo acustico (proliferazione cellulare non neoplastica) tra i forti utilizzatori di cellulari.

Si ricorda che le classi di cancerogenicità sono quattro: 1, 2A, 2B, 3, 4, con livello di rischio decrescente (si parla sempre di rischio in termini probabilistici: il corpo umano ha grandi capacità di difesa e  autoregolazione specie se in buona salute).

Tuttavia le ricerche sono ancora insufficienti per dare una risposta definitiva e all’interno della comunità scientifica il dibattito è ancora vivace.

Dal momento che sussistono ancora dei notevoli margini di incertezza, va applicato il principio della massima cautela, cercando di fare del cellulare un uso ponderato e consapevole.

E’assurdo restare incollati all’apparecchio per delle mezz’ore: limitando i tempi si impara la sintesi (dote oggi particolarmente preziosa) e si riducono i rischi potenziali da esposizione prolungata al campo elettromagnetico.

Sono da adottare anche modalità hands-free, ricorrendo ad auricolari, viva voce o altri sistemi che consentano una maggiore distanza tra apparecchio e testa dell’utente.

Va ricordato altresì che l’evoluzione tecnologica è indirizzata verso una diminuzione dell’esposizione personale (una chiamata in 3G espone molto di meno di una chiamata in 2G).

Considerare anche che se il segnale è buono, la potenza emessa dal cellulare si riduce.

Infine che aumentare la distanza dal cellulare anche dell’ordine delle sole decine di centimetri, significa ridurre fortemente l’intensità di esposizione.

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