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Ogni giorno la parola crescita ci rimbomba nelle orecchie, come se fosse una questione di vita o di morte. Senza crescita non c’è speranza, non c’è vita, non c’è lavoro. Qualche piccolo segnale di ripresa nella produzione ed ecco che i media gridano al miracolo. La realtà è ben diversa. Se ci affidiamo alla Dea crescita, non risolviamo nulla. Al di là della postulata “decrescita felice”, è vero che il lavoro in sé non può più essere il centro dell’universo. La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro? Un principio superato. Le nuove tecnologie e le moderne forme organizzative del lavoro ci conducono in un mondo nuovo. Dove perde significato l’ottusa ricerca di un’occupazione a tutti i costi per far strada a progetti di vita prima impensabili. Il tempo libero deve diventare l’occasione per ripensare l’esistenza. La quantità di lavoro offerta dal sistema è e sarà sempre largamente insufficiente specie per le nuove generazioni. I provvedimenti governativi non risolvono il problema alla radice. I grandi numeri della popolazione nazionale, aggravati dai grandi numeri della popolazione immigrata non fanno che acuire le problematiche in atto. Per uscire dal tunnel occorre un cambiamento di mentalità, partendo dal singolo. Che non deve essere più ossessionato dai canoni storici della crescita economica e demografica. Qualche barlume di cambiamento si fa avanti, se persino il Papa invita a “non crescere come conigli” e le suore a non comportarsi “come zitelle”. Da qui al concepimento di una sessualità che deve essere ricreativa,  prima ancora che riproduttiva (come nelle antiche civiltà tantriche), non passa molto. Il tempo libero è in grado di portare una creatività intellettuale e una pienezza esistenziale che il lavoro a tutti i costi non può concedere. Limitando l’analisi a partire dal mondo classico (nelle ere precedenti il discorso era diverso), prima dell’avanzata del Cristianesimo, il lavoro (quello manuale, legato anche allo sforzo fisico) era visto in veste negativa. Cicerone dice: “Opifices omnes in sordida arte versantur, necenim quidam ingenuum potest habere officina”  (Tutti i lavoratori manuali fanno attività degne di disprezzo perché in un’officina non c’è nulla di nobile). Con il Medioevo assistiamo a una netta trasformazione dell’identità lavoro, evidentemente per l’influsso del Cristianesimo. Quanto c’era di negativo nel lavoro manuale dell’epoca antica (quella classica) diventa positivo e quanto c’era di positivo diventa negativo: “L’ozio è nemico dell’anima”. Oggi è la struttura della società che ci impone, almeno in parte, di tornare al passato. Non innalzare il lavoro a divinità, specie quello manuale. Nel contempo non demonizzarlo. Solo renderlo più umano, dimenticando l’alienazione dell’era industriale. E quella dell’era moderna, con i “nuovi schiavi”. Far lavorare la fantasia per inventarsi nuove opportunità. Due esempi: il CST (Canadian Scholarship Trust Plan) cita per i prossimi decenni l’attività di “Selezionatore di Robots (Robot Counsellor). Con i robot, domestici e non, sempre più sofisticati e accessibili, collegabili alla tecnologia degli smartphone, l’idea non appare sbagliata. L’Ottimizzatore di comunità (Localizer), con la progettazione e il coordinamento di sistemi basati su un insieme di impianti domestici per le energie alternative, orti e giardini urbani, negozi ad alta specializzazione (stampa in 3D, ecc.). La figura deve avere forti conoscenze di networking, ma anche del classico “buon vicino”. Oltre che di logistica e contabilità.

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