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Oggi assistiamo al crollo dei “valori” tradizionali: la religione, la politica, l’accumulo di ricchezza fine a se stessa. La nuova era è nata con gli anni sessanta e la “liberazione” dei costumi sessuali ed ha trovato terreno fertile nelle nuove tecnologie di comunicazione. Ecco che si fa strada, come riconosce il sociologo Michel Maffesoli, l’Homo eroticus, cioè il ritorno al lato ludico dell’essere umano, con le sue pulsioni, le sue fantasie, il suo bisogno di comunicare e di avere tutte le esperienze emotive che desidera. La rete rappresenta una formidabile occasione, per i giovani, ma anche per i non giovani, in quanto permette la facile creazione di gruppi e di nuovi contatti umani, prima impensabili, in quanto spesso legati al territorio e alla sfera di vita.

Superamento per molti versi della ragione, quindi, per far posto alla circolazione dei legami, delle idee, dei contatti anche carnali. La liberazione del piacere, che, in contrasto con le classiche tesi dei tradizionalisti, conduce alla serenità sociale, con il superamento dei vincoli etici e la nascita di legami aperti e quindi più forti perché fondati sull’affetto e la condivisione. Il godimento, qui e subito, invece che in un ipotetico mondo di là da venire. Ma anche il piacere di essere insieme, di ritrovare il mito del “puer aeternus” (eterno fanciullo) che è in noi a qualsiasi età. Il perpetuo bambino che è Dioniso, in una società non più verticale e patriarcale, ma orizzontale e amica. Sempre a dirla con Maffesoli, l’avvento del puer aeternus, con la sua “immoralità etica” perché mette assieme individui e generazioni.

Lo stesso erotismo, nel senso che tutti conosciamo, ha la sua rivalsa, con la mercificazione dei corpi, ma anche con la sua generosità evangelica. La moda, le diete, le cure estetiche sono la cornice in cui si sviluppano queste nuove dinamiche sociali.

Un lavoro a tempo ultraridotto e per tutti, con meno stipendio, ma con molto tempo libero, può fare da collante. Unendo insieme vita e lavoro, in una prospettiva di maggior godimento dell’esistenza.

Dimenticando le ossessioni di PIL e mancata crescita.

 

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