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Il contatto accidentale con parti di impianto elettrico in tensione è più facile di quanto si possa credere: una spina difettosa, l’involucro di un frigorifero con deficit di isolamento, un portalampada inadeguato. L’energia elettrica ha il predominio in ogni ambiente, di vita e di lavoro. Basta che l’isolamento di un apparecchio elettrico sia carente per creare situazioni di pericolo. Da notare che le caratteristiche di un isolante peggiorano con il tempo ed un mancato controllo può causare seri rischi. Se una persona viene accidentalmente a contatto con un elemento in tensione, a meno che non sia ben isolata dal pavimento (o dalle pareti o altri manufatti), attraverso l’organismo circola una corrente responsabile di effetti più o meno gravi, che dipendono, per esempio, dalle condizioni dell’epidermide o dalla tensione in gioco.

Gli effetti della corrente variano da una semplice sensazione di formicolio (da 0,05 a0,5 A) senza effetti dannosi, alla tetanizzazione dei muscoli, alla fibrillazione cardiaca (da 50 a 500 mA). Oltre i 500 mA le probabilità di fibrillazione scendono, ma aumentano quelle di paralisi dei centri nervosi.

In definitiva, se la corrente che interessa l’organismo supera i 10 mA, il rischio di effetti pericolosi ed anche mortali è effettivo.

Indicativamente si può dire che, per correnti sino a 10 mA, il soggetto infortunato riesce a staccarsi dall’elemento toccato e l’esito non è mortale, nemmeno per tempi di contatto elevati. Oltre i 10 mA, se la corrente perdura più di 5 secondi, possono intervenire crampi ai muscoli della respirazione e quindi morte per asfissia; da 50 a 500 mA, per un tempo maggiore di 5 secondi, subentra la fibrillazione cardiaca con decesso quasi sicuro dell’infortunato; oltre i 500 mA aumenta il pericolo di morte per paralisi dei centri nervosi ed altri fenomeni.

Quando la corrente è particolarmente elevata, può provocare serie ustioni, a volte piuttosto profonde ed anche fratture a seguito di contrazioni violente dei muscoli.

La corrente che attraversa l’organismo, a parità di condizioni, è tanto più elevata quanto più bassa è la resistenza del corpo (per esempio con pelle bagnata)..

Incidenti tipici sono i seguenti:

a)     La persona tocca inavvertitamente un elemento di impianto sotto tensione (contatto diretto);

b)    Il contatto avviene con una parte metallica, ordinariamente non in tensione, ma che si trova in tensione per un difetto di isolamento (contatto indiretto).

Nei due casi, se la persona non è adeguatamente isolata dal pavimento (ma anche, come abbiamo visto, da altri elementi come può essere una parete o un termosifone), attraverso il corpo si manifesta una corrente.

Un’altra eventualità di infortunio è il contatto contemporaneo con due conduttori dell’impianto elettrico (fase e neutro nel caso di un impianto normale a bassa tensione). Ma questo accadimento è molto meno probabile.

Criterio di protezione fondamentale è l’isolamento, che ovviamente ha anche una valenza di tipo funzionale. Una sicurezza in più si ottiene aggiungendo al normale isolamento degli apparecchi elettrici un isolamento supplementare (simbolo del doppio quadrato). Gli apparecchi a doppio isolamento non vanno collegati a terra (vedi oltre).

Altro sistema cautelare è l’adozione di impianti elettrici a bassissima tensione di sicurezza (a non più di 50 V). Un esempio è fornito dagli impianti citofonici.

Il sistema più diffuso di protezione è costituito dall’impianto di messa a terra delle apparecchiature elettriche. La sicurezza dell’impianto è strettamente legata ad una bassa resistenza di terra, che va quindi verificata nel tempo (vedi articolo).

La protezione di base della terra va perfezionata con un dispositivo complementare: l’interruttore differenziale (“salvavita”), che interviene staccando l’alimentazione qualora sia interessato dalla cosiddetta “corrente differenziale”. Tale corrente è dovuta alla differenza tra le due correnti, di entrata e uscita del dispositivo, che di norma sono eguali, in caso di guasti o contatti con parti in tensione (figura).

Un luogo comune è quello di pensare al differenziale come ad una sicurezza assoluta: Purtroppo non è così. Il differenziale non è in grado di intervenire in tempo utile quando la corrente che attraversa l’organismo è molto elevata, mentre non interviene affatto se detta corrente è troppo debole, inferiore alla sensibilità dell’apparecchio (in genere di 30 mA). Corrente che, però, può indurre fenomeni di tetanizzazione dei muscoli. Non è d’altra parte possibile estendere agli ambienti comuni l’adozione di interruttori ad altissima sensibilità (sotto i 30 mA), per via delle “normali” correnti di dispersione degli impianti, a meno di impianti speciali.

Altra misura di sicurezza è rappresentata dalla protezione contro i sovraccarichi (che si generano quando le correnti in gioco superano di poco quella normale, ma che permangono per tempi lunghi, danneggiando l’isolamento per effetto del surriscaldamento, che porta con sé anche rischi di incendio. Tale protezione è accoppiata a quella contro i cortocircuiti, in cui la corrente dell’impianto raggiunge valori elevati e fa staccare immediatamente l’alimentazione.

In genere vengono utilizzati correntemente dispositivi di protezione che comprendono differenziale e protezioni contro i sovraccarichi e i cortocircuiti.

Un capitolo a parte è quello delle prese e relative spine. Un punto importante è quello del regolare accoppiamento della boccola di terra della presa (collegata all’impianto di terra) con lo spinotto di terra della spina (spinotto centrale) che va ad alimentare l’apparecchio elettrico.

Quindi occorre sempre controllare che presa e spina abbiano le stesse caratteristiche. Una valida soluzione è quella di ricorrere sempre, previa verifica impiantistica, ad un numero adeguato di prese universali. Altrimenti vanno trovate delle soluzioni, come l’adozione di appositi adattatori (per esempio per spina italiana e presa Shuko), anche se non sono la soluzione migliore, in quanto aumentano le superfici di contatto con rischi di surriscaldamenti localizzati.

In ultimo va ricordato che anche un impianto ben progettato ed eseguito va utilizzato secondo criteri di sicurezza.

Ecco alcune avvertenze elementari:

–       Non utilizzare apparecchi elettrici a forte consumo senza aver prima verificato il dimensionamento impiantistico;

–       Evitare riparazioni o interventi improvvisati, come la collocazione di prese multiple (“ciabatte”) o “moltiplicatori” senza peraltro aver fatto una verifica della potenzialità dell’impianto; da considerare al riguardo che in ogni caso la migliore soluzione è data da un numero adeguato di prese regolari.

–       Fare attenzione ai lavori extra impianto elettrico, ad evitare interferenze e danneggiamenti pericolosi (forature pareti, ecc.).

–       Prestare particolare attenzione all’uso di apparecchi elettrici in locali umidi o bagnati o presso “grandi masse metalliche”, per cui sarebbero consentiti solo apparecchi a bassissima tensione.

–       Procedere ad una adeguata manutenzione programmata degli impianti.

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