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La Felicità Interna Lorda (FIL o GNH – Gross National Happiness) definisce, in analogia con la locuzione “Prodotto Interno Lordo” (PIL) un sistema di vita atto a garantire un certo livello di benessere psico-fisico alla popolazione. E’ ovvio che il termine “felicità” sia una parola troppo impegnativa, ma è anche un modo per porre un freno alla sacralizzazione del lavoro, della produzione, dei consumi e della fantomatica “crescita”, sbandierata da politici ed economisti ad ogni occasione.

Tutti questi parametri vanno considerati per porre le persone nelle condizioni di migliorare l’istruzione, le comodità e le occasioni di svago, ma vanno viste in una prospettiva diversa.

Non più repubbliche fondate sul “lavoro” in sé, ma sul benessere individuale e sociale.

Il Bhutan, piccolo stato asiatico, sulla scia delle filosofie orientali, ha adottato questo criterio per il calcolo del benessere. Se è vero che il paese è molto povero e quindi si può prestare a critiche severe, è anche vero che dai sondaggi risulta un paese con un livello di benessere sociale tra i primi al mondo (ottava posizione). Se povertà può far rima con felicità, occorre evidentemente ragionare e cambiare punti di vista.

E quindi abbandonare il concetto riduttivo di PIL per salire ad un livello decisamente superiore. Ridurre drasticamente le ore di lavoro (naturalmente qui non si parla del lavoro creativo, quello che soddisfa anima e corpo, ma di quello manuale o anche intellettuale, ma di rango inferiore, ripetitivo e senza stimoli: che poi, purtroppo, è il lavoro prevalente); migliorare l’istruzione (a tutto campo, non settoriale e ignorante delle culture diverse dalla nostra); proteggere veramente l’ecosistema, non a parole, ma a fatti concreti (basta con metropoli sempre più abnormi e piene di affamati senza lavoro: Tokyo si avvia verso i 40 milioni di abitanti; Delhi a 30 milioni; San Paolo e Città del Messico ad oltre 20 milioni; anche le chiese, con l’illuminazione degli ultimi protagonisti, devono finalmente adeguarsi, perché la loro voce ha tuttora un peso rilevante, specie nei paesi arretrati, dove i problemi sono devastanti: quindi, prima di tutto, se vogliamo salvare il pianeta, come giustamente affermano i padri delle chiese, come il nostro Papa, sessualità ricreativa e non riproduttiva).

Lo Stato in primis dovrebbe poi dare l’esempio per allargare le occasioni di lavoro, in particolare alle fasce giovanili istruite, con contratti di lavoro a tempo indeterminato e ultraparziale per legge (anche un quarto dell’orario normale) in modo da dare delle opportunità sicure, anche se minime, e lasciare poi al singolo la libertà di intraprendere altre attività, sia pure non conflittuali con la posizione lavorativa statale. Estendere per legge tali contratti al settore privato (per esempio obbligo di instaurare contratti a tempo ultraridotto in una certa percentuale).

I diritti acquisiti non si toccano, ma la nuova politica si può avviare con nuove assunzioni e incentivi all’uscita dal lavoro.

La prima obiezione potrà essere quella di creare nuovi poveri. Ma non è del tutto vero, perché il giovane istruito con un reddito fisso anche minimo, si vede innanzitutto riconosciuto il titolo di studio che gli abbiamo fatto acquisire e può affrontare l’esistenza  in modo più sereno e determinato, creandosi e creando nuove occasioni di lavoro.

Quello meno istruito, poi, farà un lavoro magari ingrato, ma con l’orario molto ridotto potrà guardarsi attorno con uno spirito differente. Ed affrontare delle sfide da un punto fermo: quello di poter contare comunque su un reddito minuscolo, ma sicuro.

Senza contare, poi, che il lavoratore con orario molto ridotto può dare veramente il meglio di sé, con vantaggi enormi per l’azienda.

Tutto questo va raccordato con le iniziative in atto da tempo (per esempio i Movimenti per la Decrescita Felice – MDF; ecc.).

Il concetto da meditare è comunque questo: un aumento senza limiti del PIL non comporta sempre un incremento del benessere sociale (che possiamo anche chiamare Benessere Interno Lordo – BIL), ma può farlo addirittura scendere, come, per esempio, in un paese con alto PIL, ma altrettanto alto inquinamento, fattore che abbassa il BIL: la Cina, con il massiccio uso del carbone per la produzione energetica, invece dell’avvio di un deciso sviluppo delle energie alternative, ne è un esempio lampante.

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