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Impianto elettrico: manutenzione e verifiche

in Articoli, News Sicurezza e salute sul lavoro

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La manutenzione e le verifiche periodiche degli impianti elettrici ordinari, cioè escludendo le installazioni in ambienti a rischio particolare, come per esempio quelli ad uso medico, sono richiamate da varie norme. Si va dal Codice Civile al D.P.R. 462/2001, dal D.M. 37/2008 al D.lgs. n. 81/2008 e s.m.i. (Testo Unico sulla sicurezza del lavoro). Anche le norme di buona tecnica (in particolare le CEI 64-8) si soffermano sul tema, indicando nei dettagli le procedure.

Gli impianti elettrici devono essere ispezionati non solo prima della messa in servizio, ma anche a seguito di modifiche e/o ampliamenti.

Lo scopo è ovviamente quello di poter evidenziare eventuali anomalie che possano essere di intralcio all’attività oppure determinare dei rischi.

In un qualsiasi ufficio di normali dimensioni, per esempio, le verifiche periodiche (con frequenza indicativamente non inferiore alla triennale, per impianti recenti e in buono stato anche a campionamento) dovrebbero essere eseguite da personale esperto e quanto meno prevedere i seguenti controlli:

  • Esame a vista, con accertamento di eventuali danneggiamenti dei componenti dell’impianto (punti luce, prese e spine, prolunghe, quadri, involucri).
  • Prove di continuità elettrica dei conduttori di terra, di protezione ed equipotenziali.
  • Prove strumentali di corretto funzionamento degli interruttori differenziali (cosiddetti “salvavita”).
  • Prove sul corretto intervento dell’eventuale illuminazione di emergenza.
  • Controllo della documentazione in essere (per esempio verbale di verifica dell’impianto di terra, che, per ambienti normali, non può avere una frequenza inferiore alla quinquennale; presenza del Registro delle verifiche impiantistiche).

Nota. Le prove sui differenziali sono di due tipi: prova tramite tasto “test”, indicata dal costruttore dell’apparecchio e prova strumentale alla corrente differenziale nominale Idn. Mentre la prima consente semplicemente di verificare se l’interruttore funziona in presenza di una corrente differenziale, la seconda accerta che intervenga quando sia interessato da una corrente uguale alla nominale (per esempio 30 mA). La prova non riguarda il tempo di intervento.

Non esiste un modello normalizzato di registro. L’importante è che ogni verifica sia registrata con l’indicazione di dati precisi della persona che la effettua (nome e cognome), data e firma.

Il registro dovrebbe essere integrato con planimetrie e schemi dell’impianto.

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