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Le norme del CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) stabiliscono i requisiti che devono possedere le lampade abbronzanti. Si tratta delle norme armonizzate CEI EN 60335-2-27 recepite con decreto ministeriale. Tali norme suddividono le apparecchiature abbronzanti in 4 classi, a seconda della intensità efficace della radiazione ultravioletta (UV) emessa nelle bande spettrali 250-320 nm e 320-400 nm. Si tratta di lunghezze d’onda immediatamente inferiori a quella della luce visibile (“oltre il violetto”, che è l’ultimo colore dello spettro elettromagnetico visibile) e immediatamente superiore a quella dei raggi X (che sono radiazioni ionizzanti).

La tabella indica le 4 classi:

Tipo apparecchio

Irradianza efficace   (W/m2)

banda 250-320 nm

Irradianza efficace   (W/m2)

banda 320-400 nm

1

<   0,0005

da 0,15

2

da 0,0005 a 0,15

da 0,15

3

<   0,15

< 0,15

4

da 0,15

< 0,15

 Gli apparecchi di classe 4, in ragione dell’intensa emissione di radiazione UV-B, devono essere utilizzati sotto controllo medico.

La norma stabilisce degli obblighi in merito alla marcatura e all’uso degli apparecchi.

Il limite di irradianza è fissato in 0,3 W/m2. Vi sono poi delle limitazioni d’uso (minori, donne in gravidanza, casi di melanoma pregresso).

Da tenere presente che i macchinari prodotti dopo il 1°/05/2009 devono essere comunque a norma.

L’eventuale adeguamento (o la sostituzione nei casi in cui l’adeguamento non sia conveniente) delle vecchie apparecchiature è d’obbligo e può essere fatto esclusivamente dal costruttore che, in seguito alle dovute modifiche, rilascia un nuovo certificato di conformità.

Le prescrizioni tecniche contenute nella norma riguardano, tra l’altro, la presenza di un interruttore a tempo programmabile e l’uso di occhiali protettivi.

Tali apparecchiature sono soggette ai controlli di sicurezza elettrica ai sensi delle pertinenti norme CEI.

 Ogni centro estetica dovrebbe rendere edotto il pubblico dei rischi connessi all’uso dei solarium, classificati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come cancerogeni ad alto rischio (gr. 1), come del resto le stesse radiazioni solari.

Infatti è oramai accertato che l’uso improprio delle lampade solari aumenta  in modo considerevole il rischio di tumori alla pelle, tra cui il melanoma.

Da non dimenticare poi l’invecchiamento precoce della pelle e la comparsa di macchie per danneggiamento del derma.

D’altra parte un uso corretto e responsabile, seguendo opportuni protocolli, può essere invece di grande aiuto per l’organismo, come lo è la luce solare (vedere articolo su Vitamina D). Determinate patologie della pelle, quali vitiligine e psoriasi, sono curate efficacemente.

I raggi UV aumentano inoltre la produzione da parte del corpo di endorfine, portatrici di benessere.

Da non dimenticare però che la fotosensibilità varia enormemente da individuo a individuo ed anche secondo l’età. L’età minima per il trattamento abbronzante dovrebbe essere di 18 anni (OMS).

Non bisognerebbe superare le 5 sedute al’anno, con ampio intervallo tra l’una e l’altra (almeno 48 ore) al fine di permettere alla pelle di ristabilirsi.

Fare attenzione all’assunzione di quei farmaci che aumentano la fotosensibilità.

Stazionare ad almeno un metro di distanza dalla sorgente e proteggere gli occhi con gli appositi occhiali anti UV; far uso di filtri solari adeguati.

La lampada abbronzante è comunque in generale sconsigliata agli individui con pelle chiara e tendenza a sviluppare lentiggini. Ma questo vale anche per l’esposizione solare eccessiva.

Ricordiamo che la luce solare, a seconda della lunghezza d’onda, comprende le radiazioni che seguono:

UVA, che rappresentano circa il 95% delle radiazioni che giungono a terra (lunghezza d’onda circa 400 nm);

UVB, circa il restante 5% (circa 300 nm);

UVC, in pratica assorbiti quasi totalmente dalla stratosfera (circa 200 nm).

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