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Il laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) è un apparecchio che emette (per stimolazione ottica o elettrica di un determinato materiale) un fascio di luce coerente (cioè in grado di mantenere con se stessa una certa relazione di fase), monocromatica, concentrata in un raggio rettilineo collimato, con luminosità (brillanza) molto elevata.

La caratteristica fondamentale del laser consiste nella concentrazione di una grande potenza in un’area piccolissima. Pertanto le applicazioni pratiche sono numerose: taglio e saldatura dei metalli, misura delle distanze, trasporto informazioni nelle fibre ottiche e nello spazio,

Il Decreto Legislativo 9/04/2008, n. 81 e s.m.i. (Testo Unico sulla sicurezza del lavoro) prescrive che il datore di lavoro proceda obbligatoriamente alla valutazione della esposizione ad agenti fisici (rumore, ultrasuoni, infrasuoni, vibrazioni meccaniche, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali), che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tra gli agenti fisici indicati ha particolare importanza, per i rischi potenziali connessi, la radiazione laser.

Il datore di lavoro individua eventuali posti di lavoro ed operatori a rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici e conseguentemente attua le misure preventive e protettive necessarie ad eliminare, o quantomeno a ridurre ad un livello accettabile, in relazione alle norme di buona tecnica e alle buone prassi. Inoltre precisa che detta valutazione dei rischi da agenti fisici va programmata e effettuata con scadenza almeno quadriennale da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione è aggiornata qualora si verifichino mutamenti tali da renderla obsoleta ovvero sulla base dei risultati della sorveglianza medica.

Il decreto prescrive che il datore di lavoro deve redigere un rapporto contenente:

a)     la specificazione dei criteri adottati per la valutazione stessa;

b)     le conclusioni della valutazione;

c)     le tipologie di operatori in riferimento a diverse esposizioni realizzate con le relative mansioni;

d)     l’elenco delle eventuali attrezzature a significativo livello di esposizione utilizzate;

e)     l’individuazione delle misure di prevenzione e protezione attuate e/o da attuare.

Tale documento va conservato a disposizione degli Organi di controllo.

Le misure di prevenzione e protezione  vanno adattate alle esigenze dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio, incluse le donne in gravidanza e i minori.

La valutazione dei rischi può includere una giustificazione del datore di lavoro secondo cui la natura e l’entità del rischio non rendono necessaria una valutazione più dettagliata.

Il laser, come anzidetto, è un dispositivo generatore di radiazione ottica monocromatica (unica lunghezza d’onda), direzionale e di elevata intensità.

Il principio è quello dell’amplificazione coerente dell’intensità luminosa tramite emissione stimolata di un materiale attivo, le cui proprietà determinano la lunghezza d’onda.

Tale lunghezza d’onda  comprende il visibile, l’infrarosso e l’ultravioletto.

Ai fini della definizione del rischio d a esposizione laser, si parla di LEA (Livello Emissione Accettabile), ossia di livello di radiazione massimo di una sorgente cui può accedere un operatore.

In base al LEA e alla lunghezza d’onda viene collocato il laser in una determinata classe di pericolosità (classe laser – norma CEI EN 60825). Inoltre di EMP (Emissione Massima Permessa), intesa come livello massimo di radiazione a cui possono essere esposti occhi e pelle senza subire danni a breve o lungo termine. I valori di EMP sono correlati a: lunghezza d’onda, tempo di esposizione, modulazione e organo considerato.

–        Classe 1 (< 0,04 mW): non è pericolosa l’osservazione prolungata e diretta del fascio; l’EMP non può mai essere superato; un esempio è dato dalle stampanti laser;

–        classe 1M: sono laser tra 302,5 e 4.000 nm; differiscono dalla classe 1 per la pericolosità nel caso di utilizzo di strumenti ottici all’interno del fascio;

–        classe 2 (< 1 mW), per la sola radiazione visibile: non è pericolosa l’osservazione diretta del fascio se non supera 0,25 s (tempo di riflesso palpebrale nel visibile);

–        classe 2M: differiscono dalla classe 2 per il fatto di essere pericolosi nel caso di utilizzo di strumenti ottici all’interno del fascio;

–        classe 3R, con lunghezza d’onda da 302,5 nm a 106 nm (< 5 mW); come classe 2, ma è pericolosa l’osservazione diretta tramite sistemi ottici;

–        classe 3B, con lunghezza d’onda da 405 a 700 nm (5-500 mW): è pericolosa l’osservazione diretta a occhio nudo; non è pericolosa l’osservazione della luce diffusa da uni schermo per meno di 10 s;

–        classe 4 (> 500 mW): è pericolosa anche l’osservazione della luce diffusa da uno schermo; può innescare incendi.

Il criterio è legato solo alla potenza del laser effettivamente accessibile all’operatore, quindi dipende dal sistema nel suo complesso: per esempio, con opportune protezioni, si può realizzare una classe 1 che contiene una sorgente di per se stessa di classe 4.

In sanità i laser potenzialmente pericolosi sono di classe 3B (fisioterapia) e classe 4 (chirurgia, cosmetica).

La targa dell’apparecchiatura laser deve riportare la classe, la lunghezza d’onda, la massima potenza d’uscita. Questi dati devono essere riportati anche su appositi segnali di pericolo posti in ogni punto dell’apparecchio dal quale sia possibile accedere direttamente o diffusamente al fascio.

I principali organi bersaglio sono gli occhi e la pelle. Ma laser di elevata intensità possono trasmettere energia significativa anche a organi interni (per esempio nell’infrarosso).

Gli UV-B e UV-C sono assorbiti dalla cornea e dalla congiuntiva, con danni locali e a carico del cristallino, il quale, essendo privo di vascolarizzazione, non è in grado di dissipare l’energia termica (cataratta).

Gli UV provocano eritema, invecchiamento cutaneo e aumento della probabilità di mutazioni tumorali.

Anche la radiazione visibile di alta frequenza sembra produrre alterazioni biologiche, anche interne. La radiazione IR produce danni di natura termica.

Le misure di sicurezza laser sono legate alla possibilità di riflessione del fascio, che può essere diffusa, ma anche speculare, più pericolosa perché il fascio resta collimato. A meno che si tratti di una superficie riflettente convessa, che disperde il fascio su un angolo solido.

L’installazione e l’utilizzo di laser 3A e superiori necessitano di consulenza di un TSL (Tecnico Sicurezza Laser), con specifiche competenze.

Il TSL valuta il rischio laser, elabora le misure di sicurezza, stabilisce un programma di verifica delle condizioni di sicurezza, di concerto con il responsabile aziendale e il responsabile della sicurezza.

L’uso del laser e il numero degli esposti vanno ridotti per quanto possibile.

Ovviamente importanti sono l’informazione e la formazione del personale addetto, con riferimento a:

–        rischi laser;

–        procedure di utilizzo;

–        DPI (Dispositivi di Protezione Individuali);

–        procedure di emergenza;

–        effetti biologici (occhi e pelle);

–        sorveglianza medica (eventuale).

Occorre dire che non sussistono rischi apprezzabili qualora si tratti di laser di classe 1, 2 o di prodotti commerciali che contengano dispositivi laser di classe 3A e 3B, con impossibilità di esposizione del personale a radiazione per mezzo di sistemi di sicurezza non scavalcabili (es. stampanti laser).

In ogni caso la manutenzione degli apparecchi con rischio di esposizione può essere messa in atto solo da personale autorizzato dal responsabile aziendale.

Da tenere presente che il laser può generare rischi collaterali, come quello elettrico (es. alimentatori a alta tensione), chimico (es. interazioni laser-materia), di radiazioni non ionizzanti (ma anche, talvolta, raggi X, ionizzanti).

Le precauzioni di base per i sistemi laser di ogni classe sono le seguenti:

–        Non osservare direttamente il fascio laser;

–        Non utilizzare ottiche di osservazione (microscopi, ecc.);

–        Evitare l’esposizione diretta o diffusa dell’occhio e della pelle;

–        Per luce laser non visibile (< 400 nm e > 700 nm) usare specifiche precauzioni.

Alcune definizioni di sicurezza:

–        Blocco a sicurezza intrinseca: blocco che, in caso di guasto di un singolo componente, mantiene il sistema in sicurezza (es. disattivazione del fascio).

–        EMP: Esposizione Massima Permessa, ossia livello massimo di radiazione al quale possono essere esposti occhio e pelle senza subire danni, anche a lungo termine (tabelle).

–        LEA: Livello Emissione Accessibile (vedasi sopra).

–        Radiazione laser accessibile: radiazione laser cui può essere esposto l’occhio o la pelle durante l’utilizzo. Può essere inferiore alla massima uscita potenziale, per effetto di protezioni o dispositivi limitanti.

–        ZLC: Zona Laser Controllata, zona in cui sussiste il rischio di superamento della EMP per la cornea, organo più vulnerabile (in genere si fa coincidere con il locale laser).

–        ZNRO: Zona Nominale di Rischio Oculare, zona al cui interno il livello della radiazione è superiore all’EMP applicabile.

Protocollo di sicurezza:

Riduzione al minimo, in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, dei rischi derivanti dall’esposizione a radiazioni laser mediante misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte.

All’acquisto di macchine ed apparecchiature sono comunque privilegiate quelle che producono il più basso livello di esposizione.

Norme operative:

(Da tenere presente per classi 3R, 3B, 4. Per classi 1 e 2 e laser inseriti in apparecchiature correnti, quali stampanti laser, compact disk, ecc. fanno fede le indicazioni del costruttore e comunque non è permesso l’accesso alla luce laser).

–        L’utilizzo del laser e l’accesso alle zone controllate è permesso solo a personale autorizzato, che sia debitamente informato e formato;

–        L’uso del laser va ridotto al minimo indispensabile, come pure il numero di addetti;

–        Usare i DPI, anche sulla base delle indicazioni del TSL (occhiali, maschere, ecc.);

–        Rispettare la segnaletica di sicurezza laser, compresa la delimitazione delle zone controllate;

–        Dotare la zona di lavoro, se necessario, di schermature ad evitare che il fascio interessi zone potenzialmente frequentate;

–        Evitare che il fascio si trovi all’altezza degli occhi dell’operatore;

–        Evitare la possibilità di riflessioni speculari del fascio, anche accidentali (es. non indossare orologi o bracciali); le superfici riflettenti vanno coperte con cotone pesante; i vetri possono essere ricoperti da pellicola rifrangente;

–        Evitare la diffusione libera di fasci in classe 4 e la loro interazione con sostanze infiammabili;

–        Curare la messa a terra delle parti metalliche potenzialmente in tensione per guasti;

–        Verificare la possibilità di rischi collaterali (vedasi sopra).

–        Non osservare il fascio attraverso fibre ottiche o sistemi di raccolta (microscopi, ecc.);

–        Non rimuovere i dispositivi di protezione;

–        Avvisare il responsabile aziendale per eventuali malfunzionamenti dell’apparecchio laser;

–        Il laser non in uso va sempre disabilitato; i laser 3B e 4 vanno dotati di comando a chiave, al fine di evitare un uso non autorizzato; i laser 4 vanno dotati di interblocco di sicurezza (panic botton) a portata di mano dell’operatore;

–        L’apertura di fascio va segnalata;

–        La pulizia dei locali interessati va effettuata a laser spenti.

–        Gli operatori che utilizzano continuativamente laser di classi 3B e 4 vanno sottoposti a sorveglianza medica, preventiva e periodica;

–        Vanno previsti indicatori automatici di emissione posti all’esterno della sala laser di classe 3B e 4;

–        Le protezioni dei laser di classe 3B e 4 vanno dotate di interblocchi di sicurezza;

–        Le ottiche di osservazione con laser devono essere dotate di dispositivi di sicurezza (interblocchi, filtri, attenuatori) ad inserimento automatico;

–        Precauzioni di base: per classi 2, 3R, 3B e 4 non osservare il fascio direttamente e predisporre cautele per la luce non visibile; per classi 3R, 3B e 4 non osservare il fascio tramite ottiche; per classi 3B e 4 evitare l’esposizione diretta; per classe 4 evitare l’esposizione degli occhi e della pelle alla radiazione diretta o diffusa e usare cautela per evitare incendi;

–        L’eventuale accesso di visitatori in ambito classe 3B e 4 va subordinato a permesso e accompagnamento;

–        Fare uso, se necessario, del protettivo oculare; gli occhiali, marcati CE, vanno scelti in base a: lunghezza d’onda; esposizione energetica; esposizione massima ammessa;  densità ottica del protettore alla lunghezza di emissione; esposizione energetica di danneggiamento; necessità di uso di lenti correttrici; ergonomia;

–        Evitare riflessioni speculari per classi 3R, 3B, 4; per classe 4 evitare anche le diffuse;

–        Predisporre tutte le misure atte a evitare possibili rischi collaterali (vedasi sopra);

–        Per classi 3B e 4 predisporre segnaletica di avvertimento, anche in relazione alla presenza di luce non visibile;

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