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Ormai tutti sappiamo che la sedentarietà porta malattie e accorcia la vita.

Forse, però, abbiamo meno cognizione di quanto possa essere deleterio per la salute un lavoro attivo, ma con posture e movimenti incongrui.

Ecco quindi le due facce del problema: da una parte l’impiegato incollato per 8 ore al computer, dall’altra il manovale che arriva stanco a casa e che si imbalsama davanti al televisore.

Nella categoria del manovale rientrano figure di ogni genere: si va dalla casalinga che si agita per ore intorno ai fornelli, al farmacista che sta in piedi tutto il giorno; dal dentista all’autista, dall’operaio manifatturiero al muratore. Tutta gente che in qualche modo si muove (in senso attivo o passivo), e magari si stanca molto, ma che alla lunga manifesta inevitabilmente delle patologie che derivano da un uso improprio dell’apparato muscolo-scheletrico e dell’organismo in generale.

A prescindere dai lavori propriamente usuranti, per cui è necessario un discorso a parte, possiamo quindi definire due tipologie di attività lavorativa:

A) lavoro sedentario;

B) lavoro stancante, ma con movimenti incongrui.

Lavoro sedentario:

Tipico il lavoro d’ufficio. Considerato che nel nostro paese il tessuto lavorativo è rappresentato in larga prevalenza da aziende piccole e medie, è evidente che deve essere il singolo ad attivarsi per una sufficiente attività fisica.

Se ci sono le condizioni, ma purtroppo spesso non è così (per esempio piste ciclabili), si può scegliere di andare al lavoro in bicicletta (anche se poi occorre organizzare una doccia e il cambio d’abito, cosa non sempre facile).

Si può chiedere all’azienda il permesso di fare delle pause adeguate per un minimo di educazione fisica (cosa che peraltro migliora la concentrazione e la produttività).

Si può poi organizzare la giornata con la classica mezz’ora di corsa o marcia veloce al di fuori del traffico cittadino. La palestra può andar bene solo per chi non sente il peso del “cartellino”. Comunque, con un breve corso, si possono acquisire le tecniche per una valida “palestra” in ambito domestico.

Nel caso delle grandi aziende, cominciano a nascere anche da noi iniziative di promozione dell’attività fisica: incentivi (anche economici) per l’uso della bicicletta; incoraggiamento all’uso delle scale invece dell’ascensore; convenzioni con centri sportivi e palestre; sale aziendali attrezzate per ginnastica; consegna ai dipendenti di strumenti di monitoraggio dell’attività fisica (per esempio contapassi). Perché l’imprenditore ha capito che investire sul benessere dei dipendenti significa investire per l’azienda.

A questo si aggiunge una valida politica per la salute in generale, con servizi di ristorazione, laddove presenti, che offrono scelte salutiste rapportate al tipo di lavoro (dieta vegetariana; ampia disponibilità di frutta, ecc).

Va da sé, poi, che una vita sana e goduta (imparando a gestire al meglio le risorse) si coniuga, in generale (a meno di attività creative, come possono essere, per esempio, quelle artistiche) con orari di lavoro ridotti. Che consentono, peraltro, un incremento dei posti di lavoro, anche di quelli più ambiti e legati a un titolo di studio (“Lavorare meno, lavorare tutti”).

Lavoro stancante e incongruo:

Per queste attività vale il principio non tanto di consumare ulteriori calorie, ma di dover riportare l’organismo ad una situazione di equilibrio funzionale: Ecco quindi l’importanza di un programma studiato di educazione fisica correttiva, da valutare con l’ausilio di personale specializzato, che poi il singolo può continuare a casa. In questa materia spicca l’importanza degli esercizi di rieducazione vertebrale: la colonna è la più maltrattata e soggetta a pericolosi disturbi, che non vanno affrontati, in generale, con i farmaci tradizionali, a evitare circoli viziosi senza fine e con effetti collaterali importanti.

L’attività fisica, di base o di complemento, se svolta regolarmente, mantiene in salute e favorisce il benessere psicologico. Non solo, ma aumentando la concentrazione e l’efficienza, tende a ridurre il fenomeno infortunistico, sovente derivante da comportamenti soggettivi errati.

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