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Lavoro oggi: dal monoteismo al politeismo dei valori

in Articoli, Sicurezza e salute sul lavoro

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Nell’era digitale e della globalizzazione assistiamo ad un fenomeno che, al di là delle dotte disquisizioni filosofiche che saturano scaffali e giornali, è di una semplicità assoluta: il ritorno da una era di tipo monoteista (unicità del divino e dei valori) ad una era primigenia di tipo politeista (pluralità nel divino, nella cultura e nei valori). E’ la supremazia della comunicazione e della conoscenza, la vittoria della libertà individuale su quella collettiva.

Anche nel lavoro assistiamo a cambiamenti epocali. Chi fa finta di niente e persevera nei vecchi schemi non ha capito che un’epoca è finita e che è assolutamente inutile resistere alle nuove istanze.

Non ha più senso la supremazia di un valore sugli altri oppure l’invenzione di una gerarchia dei valori: tutti i valori (se non sono contro l’uomo o la natura) hanno un senso, una dignità, una valenza e devono trovare il giusto riconoscimento in un universo sempre più policentrico.

Ieri l’obiettivo del giovane era quello di puntare al classico posto fisso nella ditta di grandi dimensioni con orario pieno. Persino il posto statale era male considerato, perché legato all’immagine del fannullone.

Oggi le “ambizioni” individuali si sono ridimensionate e viene accettato anche il posto nella piccola azienda, magari part time e persino senza riconoscimento del titolo di studio. Mentre il posto statale è diventato particolarmente ambito.

Questo ribaltamento forzato di valori in ambito lavorativo (e quindi esistenziale) non dovrebbe però essere visto come una rassegnata caduta dei modi di vivere, ma una grande opportunità: quella di poter fare una ricerca interiore, cercando di assecondare i propri desideri veri per un’esistenza più piacevole e svincolata dal totem del lavoro sicuro e a tempo pieno, a prescindere dalle aspirazioni di fondo. Una occupazione a tempo parziale, per esempio, anche se non aderente alla propria indole, può lasciare il tempo per un’altra occupazione creativa e soddisfacente (magari anche remunerativa) e per una disponibilità temporale che può essere maggiormente indirizzata ai piaceri della vita.

Avere meno guadagno dall’attività prevalente non significa per forza dover rinunciare al denaro, perché la libertà di tempo può stimolare altri interessi redditizi. Ed anche se così non fosse, una migliore e intelligente gestione delle risorse può portare agli stessi risultati in termini di godimento della vita.

La carenza di offerta di posti di lavoro può anche portare a dover rinunciare al proprio titolo di studio. Ma questo va vissuto con coraggio e sguardo verso il futuro, perché una nuova idea può proprio nascere laddove si abbandoni senza forzature e rancori la via finora intrapresa.

Il prossimo futuro (ma ci siamo già dentro) è quindi il ritorno al politeismo: culturale, dei valori. Persino religioso. Questo grande ritorno dovrebbe essere assecondato a livello politico: purtroppo non è così, perché si perpetuano interessi, condizionamenti da parte di lobby e chiese, attacchi alle libertà individuali meschini e inqualificabili. Lo vediamo ogni giorno con le decisioni dei giudici (molto spesso fortemente contraddittorie) e con le leggi dello Stato, troppo spesso aggressive verso l’individuo, tanto da essere subito dopo cassate dagli stessi magistrati o da altri governi.

Il cambiamento epocale deve arrivare da noi.

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