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Mondo piccolo

in Articoli, Benessere e piaceri

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Il mondo è piccolo e la terra abitabile (“ecumene”) ancor meno. Oggi si tende spesso a considerare positivo, per la società e il lavoro, il fenomeno migratorio verso l’Europa, la cui natalità e la cui popolazione sarebbero in calo. Questa è una analisi troppo ottimistica perché non tiene conto di due fattori: la fecondità in vaste aree del mondo (Africa in primis) è sempre altissima e la popolazione migrante, che si vuole sempre far passare come fuggitiva da zone di guerra, è in prevalenza povera e di bassa cultura. La diffusione di convinzioni illusorie ha preso piede e nessuno o quasi osa parlare di una pianificazione delle nascite su larga scala. L’unico, tra chi conta, che ha osato affrontare il tema senza mezzi termini è, paradossalmente, proprio il Papa (“Non crescete come conigli”), in apparente contrasto, peraltro, con i canoni della nostra religione.

E’ una voce importante, ma resta una voce isolata. I paesi poveri raddoppiano la popolazione nell’arco di una generazione e il divario tra ricchi e poveri conduce a degli squilibri insanabili. Con flussi migratori che alla lunga non risolvono i problemi, ma li acuiscono (culture troppo diverse, nuove generazioni migratorie disoccupate o sottoccupate, divergenze religiose, ecc.).

E’ sempre un tabù mettere le religioni in primo piano quando si parla di squilibri demografici. Ma la realtà è questa. Nei prossimi decenni il mondo musulmano, in quanto a popolazione, avrà la supremazia sulle altre religioni. Non si tratta di discutere sulla “bontà” o meno di un credo religioso piuttosto di un altro (ognuno deve essere libero di credere in ciò che vuole), si tratta invece di ragionare per poter affrontare squilibri sempre più massicci tra consumatori e risorse disponibili. Anche in ordine ad un ambiente che non è più in grado di tollerare incrementi di popolazione, di cemento, di spreco di energia e di inquinamento. Tokyo, come grande area, conta 37 milioni di abitanti, con disoccupazione e povertà crescenti; Città del Messico e Delhi ne hanno più di 20 milioni. In Cina si sta progettando la megalopoli più popolata del mondo (130 milioni di abitanti), con dimensioni disumane e l’incubo di congestioni e smog per condizioni, senza una reale inversione di tendenza, inadatte ad una vita normale.

La politica, che cerca solo voti per i propri interessi, è ormai screditata. E’ quindi necessario che scendano in campo, forti dei loro principi etici inalienabili, i leader delle singole comunità etnico-religiose, per dare una svolta alla ricerca dei futuri equilibri mondiali. In una società sempre più multiculturale e interconnessa, con mondi religiosi spesso fortemente integrati con il sociale (Islam), un sistema di “democrazia diretta”, in definitiva basata su un insieme di “statuti personali” orientati a seconda dell’appartenenza religiosa o culturale, consentirebbe di superare quell’ideologia assolutizzante dello stato di diritto che pone oggi gravissimi problemi di conflitti sempre più diffusi e violenti. Le esperienze, sia storiche che attuali, non mancano: si va dalla repubblica di Venezia all’Impero Ottomano e, ai giorni nostri, ad un Libano che, sia pure tra mille difficoltà, si industria a portare avanti il suo vasto pluralismo religioso e culturale.

Tutti devono però contribuire ad un radicale superamento dei canoni incardinati nel sistema: la crescita ad ogni costo, il tempo pieno nel lavoro, i consumi come gusto di consumare, e così via. Se ognuno di noi, per ciò che può, riesce a partecipare a questo profondo “ricambio” nelle filosofie di vita, i benefici non si faranno attendere. Anche subito ed a maggior ragione per le nuove generazioni, troppo spesso stritolate dagli ingranaggi di un sistema economico-sociale ormai obsoleto.

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