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Porto di Genova: continua il teatrino dei controlli radiometrici

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Forse è meglio chiarire alcuni aspetti della vicenda che sono fondamentali.

  • I controlli radiometrici routinari sono eseguiti in genere da personale tecnico “Misuratore” informato, formato ed addestrato dall’Esperto Qualificato in Radioprotezione, inserito negli appositi elenchi ministeriali e nominato dall’azienda. In alcuni casi è lo stesso Esperto Qualificato a prendersi carico delle misurazioni.
  • La condotta del Misuratore è dettata dalle procedure elaborate dall’Esperto Qualificato per l’attività di controllo. In netta prevalenza in Porto i controlli vengono fatti su contenitori di semilavorati metallici, caricati quasi sempre insieme a merce varia non metallica (da qui il “fenomeno” delle “anomalie” radiometriche piuttosto frequenti, che poi non si trasformano in anomalie effettive, in quanto causate, per esempio, da un carico di piastrelle o di materiale refrattario, con presenza di radioisotopi naturali, al di sotto della “non rilevanza radiologica” di legge).
  • Le risultanze dei controlli vengono annotate su appositi moduli “IRME 90” (i “fogli in bianco” dei media) dallo stesso Misuratore, firmato dal tecnico medesimo (“esperto in misure radiometriche”) ed anche dall’Esperto Qualificato, a garanzia di un sistema di gestione dei controlli conforme al dettato normativo, che prevede, per l’appunto, l’esistenza in azienda di un Esperto Qualificato, che è il “notaio” della sicurezza da radiazioni ionizzanti.
  • La normativa (in particolare decreto legislativo 100/2011) affida al Misuratore delegato la validazione del controllo. Nessuna norma dispone la presenza in loco dell’Esperto Qualificato al momento delle misurazioni (altrimenti verrebbe meno il principio della delega prevista dalla vigente normativa). Questo aspetto, che spesso è oggetto di interpretazioni errate o forzate a fini di interessi personali (se l’Esperto Qualificato deve essere sempre presente le tariffe saranno ben più elevate) è ottimamente illustrato dall’ISPRA (Istituto che ha il compito, tra l’altro, di coordinare l’attività delle ARPA) nelle sue Linee Guida. Linee Guida che sono state approvate anche da ARPA Liguria.
  • Qualora le misurazioni forniscano elementi tali da poter ipotizzare la presenza di sorgenti radioattive nel carico, oppure una contaminazione dello stesso, il tecnico delegato comunica in via breve all’Esperto Qualificato l’esito delle misure. L’Esperto Qualificato effettua una prima valutazione del rischio effettivo e fornisce le direttive del caso ai fini della sicurezza.

Provvede quindi ad eseguire un controllo approfondito sul carico, ricorrendo se necessario a misure spettrometriche e di contaminazione, in modo da inquadrare al meglio la situazione ed evitare condizioni di rischio, per l’ambiente, i lavoratori e la popolazione.

  • Le segnalazioni di “anomalie radiometriche” vengono inoltrate tempestivamente agli Organi di Controllo. La ditta finita nel mirino dei monopolisti per aver troncato il tariffario, effettua cautelativamente le segnalazioni anche se dette anomalie risultano “false”, cioè dovute a materiali non metallici che presentano una radioattività naturale e che non sarebbero soggetti al decreto, ma sono caricati insieme a materiale metallico soggetto.

Basti ricordare che nel biennio 2013-2014 sono stati segnalati dalla ditta agli Organi di Controllo oltre 120 casi di presunta anomalia radiometrica, che si sono rivelati di falsa anomalia o comunque al di sotto della soglia di non rilevanza, quindi senza rischi significativi rispetto al fondo naturale di radiazioni.

  • Il settore è in subbuglio e pochi capiscono la vera essenza del problema: le false denunce dei monopolisti del sistema, insieme agli abusi di autorità di soggetti delle istituzioni, sviati o interessati, hanno portato scontri e confusione, nel mondo del lavoro e nell’opinione pubblica. Mentre la giustizia sta analizzando con rigore le denunce degli ex monopolisti e sta venendo gradualmente alla luce la realtà dei fatti in cui sono stati coinvolti erroneamente i collaboratori di due società, gli accusatori si accaniscono in un processo mediatico senza precedenti. Contraddicendo in toto le prime risultanze giudiziali, che stanno smontando le tesi accusatorio-mediatiche (“fogli in bianco da fare compilare ad altri e che attestavano controlli mai avvenuti” – parole da querela). Lo scopo? Evidentemente quello di salvare la propria immagine e di scacciare definitivamente dal mercato i nuovi intrusi (si è arrivati a parlare persino di terrorismo, quando la norma non c’entra nulla con questo problema), con l’appoggio (eufemismo) di soggetti “super partes” legati ai denuncianti in modo inquietante.

 

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