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Porto: l’inganno dei container radioattivi

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UNA CONTINUA MONTATURA MEDIATICA PER INTERESSI PERSONALI

ALLARMISMO INGIUSTIFICATO E INACCETTABILE NELLA GENOVA DEL 2015

 

L’origine

In base al decreto legislativo 100 del 2001, che recepisce delle direttive Euratom, i materiali metallici da sdoganare devono prima essere sottoposti ad una “sorveglianza radiometrica”. Tale sorveglianza, che deve essere attuata in modo tale da “non creare ostacoli” alle operazioni commerciali, va effettuata tramite controlli strumentali sui container che hanno all’interno, per l’appunto, del materiale metallico. Quasi sempre detto materiale è caricato insieme ad altra merce che non rientra in tale obbligo. Va da sé che i controlli sono eseguiti quindi, di norma, su container chiusi, prescindendo dalla reale collocazione della merce all’interno. Ciò per facilitare le operazioni, dal momento che il numero di carichi è notevole. E sarebbe praticamente impossibile scaricare ogni volta i prodotti per fare i controlli.

Fino al 2012 il servizio era gestito, per il Porto di Genova, da un paio di Esperti Qualificati in radiazioni, che avevano il monopolio. Il businnes in gioco era notevole, dell’ordine di milioni di euro all’anno.

Nel 2012 la Spediporto, a cui fanno capo vari spedizionieri, ha stipulato una convenzione con una ditta esterna a condizioni agevolate di libero mercato.

Ovviamente sono stati numerosi gli spedizionieri passati alla nuova gestione, perché si sono resi conto della serietà e puntualità del servizio. Le reazioni a questo nuovo scenario dei monopolisti sono state isteriche, allarmistiche, squilibrate, aggressive (anche sul piano fisico), diffamatorie e infamanti. Persino le bombe di Hiroshima e Nagasaki sono state tirate in ballo per alimentare il terrorismo mediatico. Quel che è peggio, le ripetute denunce di false irregolarità ai vari Organi di controllo hanno trovato inquietanti appoggi in taluni soggetti in ambito istituzionale.

La prassi

I controlli strumentali su carichi che di per sé non sono e non devono essere pericolosi (parlare di “container radioattivi” è deplorevolmente ingannevole), ma potrebbero diventarlo con una probabilità assolutamente remota, vengono di regola effettuati, in sintonia con la normativa (Decreto Degislativo n. 230/1995 e s.m.i., art. 77 c. 3; Codice Civile), la prassi consolidata ed il parere positivo, in particolare, del Ministero del Lavoro e dell’ISPRA, dai Misuratori. Che sono debitamente informati, formati ed addestrati dall’Esperto Qualificato.

L’istituto della delega è stato ulteriormente rafforzato dalle disposizioni dell’Autorità Portuale, che, con Decreto n. 259/2014, ha disciplinato la materia prevedendo per i Misuratori, in possesso di adeguato titolo di studio, un corso formativo e l’inserimento in apposito elenco gestito dall’Autorità Portuale medesima.

La delega, nel settore dei controlli radiometrici, a personale tecnico preparato, ha una sua valenza, in particolare, perché consente all’Esperto Qualificato di seguire più da vicino quei settori, sanitario e industriale, dove siano presenti (in questi casi si tratta di sorgenti a tutti gli effetti) degli impianti radiogeni da sorvegliare, nell’ottica generale della migliore prevenzione.

I Tecnici operano sotto le direttive e la responsabilità, oltre che personale, anche dell’Esperto Qualificato, per quanto gli possa competere. I Misuratori hanno la funzione di sottoscrivere unicamente un tipo di modulo, quello di regolarità, predisposto dall’Esperto al fine di snellire i tempi di sdoganamento della merce, in sintonia con la normativa.

Ovviamente tale modulo non è mai stato utilizzato per certificare la regolarità nel caso di anomalie. Cardine della procedura è sempre l’operato del Misuratore.

Se il container non risulta regolare, cioè presenta dei livelli anomali di radioattività, il modulo non va più bene. Sulla base, in questo caso, dei valori numerici che fornisce in tempo reale il Misuratore all’Esperto, va compilato un verbale di altro genere, direttamente sottoscritto unicamente dall’Esperto Qualificato medesimo. Questo, dopo approfondimento tempestivo (nelle 24 ore, a meno di rischi contingenti) dell’esame radiometrico.

Le dimensioni reali del problema radioattività in Porto

Innanzitutto dobbiamo chiarire che i controlli obbligatori riguardano solo i prodotti metallici. Prodotti metallici che possono essere rottami (in pratica marginali) e semilavorati. Se si tratta di rottami c’è qualche probabilità di trovare una sorgente radioattiva “orfana”, cioè sfuggita al regime dei controlli amministrativi. Ma la probabilità è veramente bassa, come pure è ampia la gamma di sorgenti che, di per sé, non rappresentano un rischio rilevante di irraggiamento, ma solo di eventuale contaminazione a seguito, per esempio, di una loro rottura.

Per avere un’idea della frequenza, basta dare un’occhiata alla nota con diagramma allegata, che riporta la rilevazione di livelli anomali di radioattività riscontrati in Porto da D.P.Servizi nel 2014. Come si vede non ci sono stati episodi di ritrovamento di sorgenti.

Nel biennio 2013-2014, si arriva ad oltre 120 casi (sempre senza rilevazione di sorgenti). Un punto cardine: si può parlare di “anomalia radiometrica”, a rigore di legge, solo se si tratta di merce metallica. Parlare di anomalia per altra merce non soggetta ai controlli, ma che di fatto è controllata insieme al materiale metallico, è una forzatura che non fa luce sulla materia. Che sembra facile, ma non lo è, e induce facilmente in errori madornali, di valutazione del rischio, operatori, maestranze e media. I quali non sono preparati ad affrontare la tematica con equilibrio, perché non sono in grado di recepire quale possa essere il rischio effettivo, in caso di radioattività di qualche prodotto. Per avere un’idea del rischio reale dobbiamo fare sempre un confronto con le dosi che assumiamo tutti dalle radiazioni naturali, in maniera diversa da luogo a luogo, ed anche in dipendenza del tipo di vita (viaggi aerei, permanenza in montagna e così via). La gente non sempre è in grado di comprendere appieno il dato fuorviante di un container “radioattivo”, quando invece contiene semplicemente degli articoli in ceramica oppure delle mattonelle refrattarie per barbeque, notoriamente con presenza di radioisotopi naturali. Chi si è preso la briga di misurare la radioattività delle piastrelle del proprio bagno?. Quasi nessuno sa che in questi casi siamo nel campo della “non rilevanza radiologica”, cioè con rischio (stocastico o probabilistico) irrilevante, sotto il profilo biologico e giuridico.

Gli obblighi

Gli obblighi ci sono e vanno ovviamente rispettati con scrupolo. Una sorgente orfana anche piccola può provocare degli incidenti di sovradose magari significativi. Anche di contaminazione, se avviene una rottura dell’involucro protettivo. Un materiale metallico contaminato può presentare dei rischi nel prodotto finito (anche se la prospettiva è rara e quasi sempre ci troviamo in ambito di “non rilevanza radiologica”).

In futuro ci saranno i controlli anche per l’esame dei materiali da costruzione: Una lastra in granito, per esempio, è radioattiva, sia pure per la sola presenza di radioisotopi di tipo naturale.

Le radiazioni

Per quanto riguarda le radiazioni naturali, la stima generale è per un “Equivalente di dose efficace” dell’ordine di 2 mSv/anno (milliSievert/anno) per ogni individuo.

In Italia i “Ratei di dose assorbita” a 1 m dal suolo associati alla radiazione cosmica sono dell’ordine di 0,04-0,05 μGy/h (microGray/ora). A titolo dimostrativo della variabilità del fondo da luogo a luogo, in Campania si rileva un valore di circa 0,16 μGy/h.

Lo studio della radioattività naturale è oggi particolarmente incentrato sul gas radon negli ambienti chiusi di vita e di lavoro.

Si ipotizza poi un valore medio globale di equivalente di dose efficace per uso medico delle radiazioni pari a 0,4 mSv/anno.

A ciò vanno aggiunte le eventuali dosi associate all’irraggiamento esterno (ma anche interno, per inalazione o ingestione) di sorgenti artificiali.

Il limite di dose efficace per gli individui della popolazione in generale derivante da pratiche con radiazioni è stabilito in 1 mSv per anno solare.

Per le unità di misura, vedasi oltre.

Le  segnalazioni/denunce della concorrenza

Il Porto di Genova è diventato un teatrino. Gli Esperti che avevano il monopolio delle misure hanno continuato per anni con pervicacia nelle azioni diffamatorie. Non accettano di perdere la posizione di predominio nei controlli radiometrici in ambito portuale. Con le loro tariffe gli introiti erano rilevanti (milioni di euro all’anno). Le azioni di contrasto sono sempre state contrarie ad ogni principio di deontologia professionale e contengono elementi di falsità suscettibili di essere valutate in sede penale; non solo, ma anche affermazioni (richiami al rischio neutronico; combustibile nucleare; bomba di Nagasaki, ecc.) di tipo allarmistico che potrebbero configurarsi come “procurato allarme” ai sensi del Codice Penale (art. 658).

Non riuscendo a gestire con equilibrio il rancore per l’affermazione della concorrenza, che offre tariffe agevolate oltre che qualità del servizio, si industriano per portare avanti ogni forma di attacco, anche personale. Inoltre definiscono falsamente “casuali” i loro interventi continui nell’ambito di controlli affidati ad altri Esperti, quando è facile comprendere che il termine “casuale” potrebbe avere un senso solo con valori di irraggiamento del carico decisamente al di fuori dei casi in esame (in cui l’indagine strumentale va eseguita “a contatto”). Per una di queste segnalazioni, per esempio, evidenziano che “il rateo massimo di equivalente di dose ambiente per esposizione gamma è … in pratica indistinguibile dal fondo ambientale locale a 30 cm di distanza”.

Fanno parte di questo contesto i verbali sottoscritti con dei valori falsi o comunque errati di misurazione e che tali si sono dimostrati anche a seguito di successivi controlli.

Per giunta le segnalazioni sono fatte con tempistiche studiate a tavolino ad evitare possibili contradditori (container orami sdoganati).

Ma ancora più grave è sistematica voluta mancata applicazione (quando si tratta di rilevazioni della concorrenza) del criterio di valutazione del rischio effettivo, con conseguente attestazione o meno della “non rilevanza radiologica” (vedasi oltre).

Fermo restando che, in ogni caso, i rilievi strumentali in questo settore, specie quando si tratta di valori prossimi a quelli del fondo ambientale di radiazioni, possono essere viziati da  errori.

Al riguardo “è prassi comune ritenere accettabile una probabilità di errore del 5% sia per le false rivelazioni di anomalie radiometriche che per le false rivelazioni” (Dr. C. Bergamini-Dott.ssa P. Berardi – ANPEQ – Bologna 26-09-2011).

La Società in parola ha comunque da sempre operato nel pieno rispetto delle regole per la migliore tutela dei lavoratori e della popolazione in generale. Lo confermano i numerosi casi di segnalazioni di anomalie radiometriche rilevate (sia pure in genere riferite a merce non soggetta) che hanno comportato, ai fini del giudizio di idoneità all’importazione della merce, anche delle valutazioni di sicurezza per il successivo utilizzo.

A tale proposito va ripetuto che in genere si è trattato di anomalie determinate dalla presenza di merce non soggetta a controllo secondo il decreto 100 (per esempio articoli in ceramica, refrattari, fertilizzanti) in contenitori con merce varia.

Nei casi in cui sia rilevata una anomalia l’Esperto Qualificato effettua una valutazione di secondo livello con spettrometria gamma in campo al fine di individuare l’origine di detta anomalia, facendo riferimento alla tipologia di merce all’interno del contenitore, anche in relazione, se possibile, al piano di carico e alla packing list effettiva (che spesso non corrisponde alla elencazione generale sintetica: questa può riportare per esempio solo prodotti metallici, quando invece si tratta di merce varia).

Al fine di ottenere delle risultanze il più possibile certe, si procede se del caso (e comunque nel rispetto dei canoni procedurali impartiti per eventuale presenza di sorgenti) all’apertura del contenitore con analisi di dettaglio.

 La valutazione del rischio

Ciò premesso, si riportano alcune considerazioni sulla valutazione del rischio effettivo in caso di rilevazione di anomalia radiometrica. Queste considerazioni sono in piena sintonia con la prassi consolidata dei controlli in questione e le risultanze degli ultimi convegni ANPEQ in materia. Si cita anche la posizione di ANPEQ (Associazione Nazionale Professionale Esperti Qualificati) che fa riferimento anche alle procedure emesse al convegno ANPEQ di Bologna del 2011: “L’EQ deve fare una valutazione del rischio conseguente alla rilevazione di una anomalia”, che può anche comportare, nella sostanza, l’emissione di una attestazione di “assenza di materiale radioattivo”.

La popolazione è esposta ad un “fondo” di radioattività naturale, costituita dall’insieme della radiazione cosmica e di quella terrestre. L’esposizione a tale fondo è molto variabile, in dipendenza dell’altitudine e, soprattutto, delle caratteristiche del suolo.

La stima generale, come anzidetto, è per un equivalente di dose efficace dell’ordine di 2 mSv/anno per ogni individuo.

A ciò vanno aggiunte le eventuali dosi associate all’irraggiamento esterno (ma anche interno, per inalazione o ingestione) di sorgenti artificiali.

Le dosi efficaci dei lavoratori, derivanti da irradiazione esterna e da irradiazione interna, sono desunte dalla lettura dei dosimetri e dai controlli ambientali.

Le letture dei dosimetri al corpo intero sono espresse in termini della grandezza Hp(10), mentre quelle dei dosimetri alle estremità sono espresse in termini di Hp(0,07). Per valutare il contributo alla dose efficace dovuto all’irradiazione alla pelle si moltiplica il valore di Hp(0,07) con il fattore di ponderazione per la pelle WT = 0,01. Stiamo parlando dei lavoratori classificati esposti a rischio da radiazioni.

Se il lavoratore non è classificato esposto a rischio, vale il principio di considerarlo individuo della popolazione e come tale soggetto alle tutele previste per la popolazione in generale.

Innanzitutto, in caso di rilevazione di anomalia, occorre stimare la dose efficace per i lavoratori che effettuano la movimentazione del contenitore.

In generale, nel caso di semilavorati o prodotti metallici, la stima della dose è praticamente nulla rispetto a quella naturale, date le distanze del lavoratore dal contenitore e l’utilizzo di mezzi di movimentazione meccanici, oltre che per i tempi ridotti.

La stima della dose efficace per i lavoratori che potrebbero manipolare i singoli manufatti metallici che hanno determinato l’anomalia, è fattibile, in generale, sulla base delle misure eseguite, del tipo di manipolazione successiva, dell’eventuale lavorazione del prodotto. della tipologia d’uso.

La stima della dose efficace agli individui della popolazione: è di solito in pratica nulla se viene escluso l’impiego dei prodotti in esame per la creazione di oggetti ad uso domestico e di largo impiego. Ma anche in questi casi la stima porta in genere ad un rischio irrilevante.

Ferme restando le disposizioni di cui al decreto legislativo 100/2011 (Controlli radiometrici su materiali o prodotti semilavorati metallici), che affida al Prefetto le decisioni ultime relativamente al materiale nei casi di rilevamento di anomalie radiometriche, e del decreto legislativo n. 230/2005 (Protezione da radiazioni ionizzanti), è da considerare il principio della “non rilevanza radiologica” (vedasi sopra), perfezionato dal decreto legislativo n. 241/2000 (Protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione), all’allegato 1.

Ricordiamo al riguardo che il decreto 230 distingue le due attività che seguono:

–           pratica: attività suscettibile di aumentare l’esposizione degli individui alle radiazioni di una sorgente artificiale o di sorgente naturale in determinate condizioni;

–           intervento: attività intesa a prevenire o diminuire l’esposizione degli individui alle radiazioni da sorgenti che non riguardano una pratica.

Ciò premesso, al fine di effettuare una valutazione globale del rischio, si può assimilare il controllo radiometrico ad una pratica, che, peraltro, contiene i vincoli più cautelativi per la tutela della popolazione.

A questo punto vengono esaminate le condizioni di applicazione del decreto 230 alle pratiche.

Nella fattispecie dei semilavorati metallici le condizioni di applicazione della normativa e quindi la sussistenza o meno della rilevanza radiologica, sono determinate dall’allegato 1:

a)        concentrazione di attività maggiore di 1 Bq/g;

b)       attività totale maggiore del valore specificato per i singoli radionuclidi nella tabella1.1.

Affinché si debba applicare il decreto 230 le due condizioni devono sussistere contemporaneamente.

Altrimenti la pratica viene considerata irrilevante dal punto di vista del rischio radiologico ai sensi dell’art. 2.

Nel caso in cui, invece, siano verificate le due condizioni, la pratica può essere considerata priva di rilevanza radiologica qualora si verifichino congiuntamente le due condizioni di cui al punto 0 dell’allegato 1:

“ … una pratica può essere considerata, senza ulteriori motivazioni, priva di rilevanza radiologica … purché i seguenti criteri siano congiuntamente soddisfatti in tutte le possibili situazioni:

a)        la dose efficace cui si prevede sia esposto un qualsiasi individuo della popolazione a causa della pratica esente è pari o inferiore a 10 μSv all’anno;

b)       la dose collettiva efficace impegnata nell’arco di un anno di esecuzione della pratica non è superiore a circa 1 Sv.persona …”

La ratio della norma è chiaramente quella di evitare, per quanto ragionevolmente possibile, delle procedure che, oltre ad essere di contrasto con esigenze commerciali, non siano ancorate ad una concreta valutazione dei rischi che siano da considerare non significativi.

La radioprotezione, nei confronti dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente, deve sempre fondarsi su criteri di ottimizzazione del rapporto costi/benefici (ove i costi sono ovviamente da considerare in senso lato).

Il legislatore ha giustamente stabilito dei criteri di non rilevanza radiologica per tutte quelle situazioni in cui sia presente una determinata radioattività, ma questa sia estremamente bassa, tanto da non avere alcun senso considerarla a rischio. Come abbiamo visto, le soglie di non rilevanza radiologica sono state stabilite con estrema cautela, tanto da essere infinitesime persino rispetto alle fluttuazioni da luogo a luogo del cosiddetto “fondo di radiazioni naturali”. Fluttuazioni che si possono ritenere dell’ordine di 0,30-0.40 mSv/anno. Infatti la dose di non rilevanza è stata fissata in 10 μSv/anno per la singola persona.

Altro parametro per definire la soglia di non rilevanza radiologica per un materiale contaminato (senza contaminazione “trasferibile”) è una concentrazione di attività fino a 1 Bq/g di materiale (Becquerel/grammo).

E’ quello che vediamo, per esempio, nelle “parti freno” (pastiglie e ceppi), che compaiono con frequenza.

L’informazione

Le notizie allarmistiche sulle radiazioni trovano terreno fertile ovunque. E non manca, purtroppo, chi soffia sul fuoco.

E’ difficile parlare di radioattività senza suscitare dubbi, interrogativi e paure. Le radiazioni ionizzanti sono invisibili e non se ne avverte la presenza. E sono pure legate ad eventi drammatici, dalle bombe atomiche dell’ultima guerra agli incidenti, ripetuti, delle centrali nucleari.

Per poter avere una visione corretta ed equilibrata del rischio da radiazioni occorre però fare un passo avanti nella conoscenza. Ed essere consapevoli che tutti noi, a prescindere dagli eventi catastrofici di una guerra o di un incidente nucleare, siamo quotidianamente esposti a sorgenti naturali di radiazioni, come quelle cosmiche e i radionuclidi presenti nel terreno oppure nei materiali da costruzione.

Da non dimenticare che le radiazioni ionizzanti continuano a fornirci un notevole aiuto in campo medico, con sistemi di diagnostica sempre più sofisticati ed anche di terapia. In campo industriale, dove si va dai controlli non distruttivi dei materiali alla rilevazione d’incendio; dagli impianti di sterilizzazione ai misuratori di spessore, ecc.

La protezione dell’ambiente e delle persone è oggetto di studio e aggiornamento dei criteri, in particolare da parte dell’ICRP (International Commission on Radiological Protection).

La prima normativa sull’impiego pacifico dell’energia nucleare è del 1964 (DPR 185). La norma comprendeva disposizioni specifiche per la protezione dei lavoratori e della popolazione con l’introduzione della figura dell’Esperto Qualificato in radioprotezione.

Allo stato è vigente il decreto legislativo n. 230/95, con relative modifiche e integrazioni, che ha mantenuto l’impianto generale del decreto precedente.

A proposito di allarmismo, si è persino verificato il caso di sistemazione con artifizi di sorgente nel carico, al fine di mettersi in mostra per il “ritrovamento” (Convegno ANPEQ di Roma del 2013). Sono state poi prodotte delle rilevazioni false o deformate in modo arbitrario al fine di evidenziare delle anomalie inesistenti (Porto di Genova). Né sono mancate notifiche fuori luogo, come già riferito, con richiami a rischio neutronico; combustibile nucleare; bomba di Nagasaki, ecc.

Inoltre, per lungo tempo, ha avuto il sopravvento il principio secondo cui qualsiasi anomalia radiometrica deve comportare il respingimento del carico. Ignorando quindi l’esigenza di una seria valutazione del rischio effettivo che potrebbe ricondurre il problema nella non rilevanza radiologica. Caso tipico la contaminazione dell’acciaio da Cobalto 60.

Nel caso, tanto sbandierato, di presenza di Co 60 nell’acciaio, dobbiamo innanzitutto considerare che non vi è una contaminazione trasferibile (cioè pericolosa). Il cobalto fuso con l’acciaio è perfettamente inglobato nella sua matrice e non vi è rischio di separazione, nemmeno alla temperatura di una pentola sul fuoco.

L’esempio, eclatante, della pentola: la pentola produce un debole irraggiamento, è vero. Quindi facciamo in modo di non avere in casa pentole radioattive. Ma quanto irraggia? Ad una attenta analisi, qual’è il rischio effettivo? Considerando i tempi di utilizzo e la distanza ordinaria che l’utilizzatore mantiene dalla pentola, salta fuori una dose annua che si colloca facilmente al di sotto dei 10 μSv, cioè al di sotto della non rilevanza radiologica.

Com’è noto, sono anche avvenuti dei ritrovamenti di sorgenti importanti nei carichi, come, nel 2010, la sorgente di Co 60 nel Porto di Genova (episodio che ha tuttora dei lati oscuri nella sua dinamica). Analizziamo però un attimo i dati strumentali. A contatto del carico risulta misurato un rateo di dose massimo di 600 mSv/h. Valore indubbiamente alto. Ma, tenendo conto della pratica operativa e delle distanze in gioco (non dimentichiamo che l’irraggiamento è proporzionale all’inverso del quadrato della distanza dalla sorgente) “nessun lavoratore ha subito esposizioni superiori a 1 mSv/anno, che corrisponde al limite stabilito per la popolazione in generale” (per i lavoratori classificati esposti il limite è di 20 mSv/anno). Non vi è stata nemmeno contaminazione all’esterno del contenitore.

Accade nella realtà di ogni giorno, purtroppo, che gli interessi in gioco portino a volte anche i controllori ad agire con delle informazioni che esulano da ogni canone di etica professionale. Tipica è la diffusione di notizie allarmanti su pericoli da radiazioni inesistenti o riconducibili alla non rilevanza radiologica.

 Le domande scomode

–           Perché gli Organi di Controllo (ARPAL, NOE) non precisano nulla sui materiali che affermano, almeno verbalmente (evidentemente lo riportano anche ai giornalisti) di aver trovato radioattivi e se sono o meno soggetti ai controlli previsti dal decreto 100?

–           Perché singoli addetti contribuiscono a lanciare accuse di irregolarità nei controlli, lasciando intendere che alcuni non sono stati eseguiti, ma poi non specificano dati certi e specifici?

–           Cosa vuol dire la denuncia di “Falsi controlli” senza nulla riferire in merito?

–           Perché l’Esperto Qualificato non è mai stato immediatamente informato da chi di dovere se erano venute alla luce delle irregolarità, anche tecniche, nei controlli da parte dei suoi Misuratori?

–           Perché qualche tecnico degli Organi di controllo (ARPAL) diffonde in modo sistematico notizie di contenitori radioattivi, visionati come regolari dai Misuratori, senza peraltro fare una seria valutazione di ciò che avrebbe potuto eccedere il fondo naturale come materiale non soggetto? Scatenando il finimondo, anche a livello dei media? Questo è “Procurato allarme” ed è descritto dal Codice Penale. I contenitori, bloccato per giorni da ARPAL, sono poi ovviamente confermati come regolari.

–           Che significato ha parlare di falsi controlli su “contenitori radioattivi”, quando di fatto si tratta praticamente sempre di situazioni di debole radioattività naturale determinate da merce non soggetta ad obbligo di controllo (oppure di casi di irrilevanza radiologica) e quindi di norma sdoganabile?

Ciò a prescindere peraltro dall’assoluta mancanza di interessi potenziali dell’Esperto Qualificato a promuovere dei falsi controlli, Lo stesso contratto dell’Esperto con la ditta prevede una indennità integrativa per le valutazioni di specie, per ogni contenitore anomalo valutato.

Le conclusioni

Il teatrino della radioattività in Porto, con contenitori che da potenzialmente non radioattivi diventano “contenitori potenzialmente radioattivi”, deve far riflettere.

Gli Esperti Qualificati e Misuratori coinvolti in queste continue diatribe e denunce sono preparati ed onesti. L’unico torto che hanno è stato quello di accettare delle tariffe estremamente competitive.

Ma ormai il mondo del lavoro è questo. La concorrenza, se resta nei limiti della ragionevolezza, va accettata. D’altra parte non ci sono più i minimi tariffari.

Per rendersi conto del serio lavoro esplicato basta prendere visione della nota con diagramma a colonne, di cui si parlava.

Il resoconto mostra pure il grande inganno: quasi tutti i casi (oltre 120) riguardano situazioni di radioattività che possiamo definire normale in materiali di uso comune, peraltro non soggetti ad obblighi di controllo (per esempio articoli in ceramica, refrattari, pietre e argilla, fertilizzanti minerali, carta abrasiva, mosaici in vetro, graniti, ecc.). Oppure materiale soggetto, ma senza contaminazione trasferibile, cioè trasmissibile alla persona. Tutti, in ogni caso, con valutazione del rischio irrilevante.

Nel caso di anomalie radiometriche rilevabili sui contenitori adibiti a trasporto di prodotti metallici, in assenza di contaminazioni trasferibili e di sorgenti orfane (che ovviamente vanno sempre individuate, controllate e smaltite secondo procedure di legge), va ancora sottolineato che deve essere eseguita, a cura dell’Esperto Qualificato, una attenta analisi del rischio effettivo, al fine di poter stabilire l’eventuale sussistenza di condizioni di non rilevanza radiologica (anche in relazione al futuro utilizzo dei materiali).

E quindi di evitare, nel caso di una dimostrazione della non rilevanza radiologica, il respingimento della merce senza ulteriori indagini e valutazioni.

Fermo restando che, in ogni caso, i rilievi strumentali in questo settore, specie quando si tratta di valori prossimi a quelli del fondo ambientale di radiazioni, possono essere viziati da errori.

Al riguardo è prassi comune ritenere accettabile, come prima descritto, una probabilità di errore del 5% sia per le rilevazioni di false anomalie radiometriche che per le mancate rilevazioni.

Occorre anche ribadire che nella pratica corrente, a fronte di numerose anomalie radiometriche rilevate, in genere si è trattato di casi determinati dalla presenza di merce non soggetta a controllo secondo il decreto 100 in contenitori con merce varia.

 Come riferito, le  affermazioni tendenziose dei controllori (anche istituzionali) non mancano):

container potenzialmente radioattivi (invece che “potenzialmente non radioattivi”); mancata presenza dell’Esperto Qualificato in loco (e la delega?); effettuazione incongrua delle misurazioni (senza sapere che esistono per esempio dei sistemi, come la sonda rilevatrice su prolunga, che consentono di fare le misure anche in situazioni difficili).

Di norma, il materiale metallico non deve presentare radioattività. I casi di anomalia sono rari. In genere le “anomalie” sono causate da materiali non soggetti a controllo, caricati insieme a materiale metallico soggetto (vedasi relazione).

Nessuno, poi, ha potuto dimostrare l’utilizzo del modulo di regolarità per container con anomalie. Per il semplice motivo che è sempre stato usato solo e unicamente per situazioni regolari. Demandando all’Esperto Qualificato le procedure per presenza di anomalie.

Nessun container con anomalie è mai stato sdoganato tramite il modulo di regolarità.

Ancora sulla delega: la possibilità di delega dei controlli in questione è pacifica. Nessuna norma o fonte attendibile impone la presenza in loco dell’Esperto Qualificato durante i normali controlli. D’altra parte l’obbligo di presenza sarebbe in contrasto con l’istituto della delega. La stessa Ordinanza Autorità Portuale n. 7/2014 all’art. 2 recita: “… Esperto Qualificato delegante che è tenuto ad assicurare un pronto intervento sul posto in caso di richiesta da parte del medesimo addetto alle misure”.

Anche la Prefettura (che aveva richiesto apposito parere all’ISPRA) è concorde: “le misurazioni radiometriche possono essere effettuate anche da personale che sia alle dipendenze del soggetto obbligato ad effettuare la sorveglianza radiometrica e che non abbia l’abilitazione di Esperto Qualificato …”. Una interpretazione contraria svuoterebbe in toto il senso logico della previsione normativa dello strumento “delega”, laddove anche in caso di delega dell’attività di misurazione fosse richiesta la presenza in loco dell’Esperto Qualificato.

Per la validità del modulo IRME90, come già riferito, non è richiesta la firma dell’Esperto Qualificato, ma solo quella del Misuratore (“esperto in misure radiometriche”). La firma dell’Esperto Qualificato è “pleonastica”. Si tratta in sostanza di una firma di “vidimazione” a garanzia dell’esistenza in azienda di un sistema di gestione dei controlli curato da un Esperto Qualificato.

Tra l’altro non si capisce perché non viene assolutamente mai riportata, nei documenti degli Organi di controllo, l’attività sul campo dell’Esperto Qualificato per gli approfondimenti strumentali a seguito di segnalazione di anomalia.

Appendice:

Modalità di intervento e strumentazione

Il decreto legislativo 100/2011, come già riferito, ha confermato l’obbligo di effettuare la sorveglianza radiometrica da parte dei soggetti che esercitano le attività di importazione, raccolta, deposito o fusione di rottami, altri materiali metallici di risulta o prodotti semilavorati metallici. La sorveglianza radiometrica è finalizzata alla rilevazione di eventuale presenza di livelli anomali di radioattività, rispetto al fondo naturale, dovuti a materiale contaminato da radioisotopi o alla presenza di sorgenti cosiddette “orfane”, definite come sorgenti sigillate la cui attività al momento della scoperta sia superiore ad una soglia determinata (D.Lgs. 230/95 e s.m.i.). e che non siano sottoposte a regolare regime di controllo (per esempio perché abbandonate o smarrite).

I soggetti che svolgono solo attività di trasporto sono esclusi.

Detta sorveglianza va effettuata secondo le norme di buona tecnica in essere (per esempio norma UNI 10897-2001).

L’attestazione di avvenuta sorveglianza radiometrica viene rilasciata da Esperti Qualificati in Radioprotezione di secondo o terzo grado.

Nell’attesa dell’emanazione di apposito decreto, la sorveglianza va eseguita, per quanto riguarda i semilavorati, in base all’elenco dell’allegato I. Il modulo da compilare è quello dell’allegato II (IRME90).

Alcune ulteriori precisazioni, che si ritengono utili per la migliore comprensione della tematica, sul modulo IRME90:

Come riportato dalle Linee Guida per la sorveglianza radiometrica approvate dall’ISPRA in data 20/05/2014, “Il legislatore, con quanto previsto al comma 2 … art. 157 (D.Lgs. 230/95) … non ha espressamente richiesto che le misure radiometriche siano effettuate direttamente dall’Esperto Qualificato incaricato. Ne consegue che le misure stesse possono essere effettuate anche da personale che non abbia l’abilitazione di Esperto Qualificato, ma abbia capacità tecniche e adeguata formazione.

In attesa dell’emanazione del decreto applicativo si prefigurano pertanto due approcci diversi:

  • L’Esperto stesso effettua in prima persona le misure radiometriche sulla base delle quali attesta di volta in volta l’esito e l’avvenuta sorveglianza;
  • E’ presente un sistema di gestione aziendale, basato su procedure e istruzioni tecniche scritte, approvate dall’Esperto Qualificato …che attesta l’avvenuta sorveglianza sui singoli carichi (anche se non di volta in volta)”.

Sempre secondo l’ISPRA:

“ … nel modulo la firma richiesta non è dell’Esperto Qualificato, ma di un esperto in misure radiometriche.”

E l’esperto in misure radiometriche non può che essere il Misuratore, il quale, nei controlli di regolarità, è l’unico arbitro della situazione.

Da tenere presente che il modulo si riferisce ai semilavorati metallici, che riguardano peraltro l’attività corrente di misurazione.

Naturalmente spettano poi all’EQ i compiti, in ambito delega, di verifica e coordinamento, anche a distanza, e di opportuno intervento sul posto nelle situazioni di segnalata anomalia.

In altre parole la firma dell’EQ sul modulo può essere ritenuta “pleonastica”, in quanto è il Misuratore che certifica la regolarità del carico, in perfetta armonia con il principio della delega, sancito da Normativa, Istituzioni e Organismi qualificati.

Come ribadito, nel caso di non regolarità (anche se solo apparente), il Misuratore avvisa tempestivamente l’EQ (direttamente o tramite la Società) per le verifiche del caso.

Di fatto, se non ci sono comunicazioni di questo tipo, la situazione risulta regolare.

Per i controlli è possibile usare strumenti fissi (portali) e strumenti manuali.

Nel caso di rilievo di anomalie radiometriche, cioè valori di rateo di dose a contatto del carico superiori “alla fluttuazione media del fondo naturale locale di radiazioni”, è d’obbligo, in particolare, darne comunicazione al Prefetto, agli Organi del Servizio Sanitario Nazionale, al Comando Vigili del Fuoco, all’ARPA Regionale.

Tra i prodotti semilavorati sono inclusi lingotti, bramme, blumi, billette, coils, tondo c.a., vergella, barre, mastri, lamiere, tubi, ecc. Sono escluse le ghise e le ferroleghe.

L’Autorità Portuale di Genova ha disposto una verifica radiometrica preliminare, ai fini della massima tutela dei lavoratori, a protezione da eventuali situazioni di emergenza dovute a possibile presenza nei carichi di sorgenti orfane durante le operazioni di sbarco delle navi che trasportano merci soggette ai controlli. Questo evento è remoto, ma possibile. Esiste una casistica di ritrovamento di sorgenti orfane nei rottami che va oltre, ovviamente, il ramo portuale. Spesso si è trattato di sorgenti di bassa attività, ma non sono mancati ritrovamenti di sorgenti significative. Tipico è il caso delle sorgenti di cobalto 60, dismesse dall’uso, sia in campo sanitario che industriale. Il Co 60 ha una emivita piuttosto bassa (5,27 anni).

Tali procedure prevedono che la prima verifica radiometrica sia attuata al momento del primo accesso a bordo nave, secondo modalità operative stabilite da ciascun Terminal, con strumentazione adeguata, da parte di personale informato e formato.

L’attuazione corretta delle procedure presenta delle criticità dovute alle condizioni operative estremamente variabili ed alle tipologie di merce, comprendendo i rottami, con le relative difficoltà di un efficace monitoraggio.

Considerata la geometria dei carichi  e dei vari parametri fisici in gioco, tali controlli garantiscono l’assenza di radioattività anomala nell’ambiente di lavoro, nell’ambito di valutazioni probabilistiche. I controlli, quindi, costituiscono una verifica preliminare di sicurezza nel più ampio contesto delle verifiche successive. Quanto sopra in accordo con le disposizioni generali in materia.

I normali controlli radiometrici sono effettuati dall’Esperto Qualificato incaricato oppure da personale tecnico debitamente addestrato, informato e formato, sotto le direttive e responsabilità dell’Esperto Qualificato. Ferma restando la responsabilità personale del Misuratore in ordine alla diligenza da porre sempre in atto nell’esecuzione delle misure, secondo le procedure impartite dall’Esperto Qualificato.

Gli apparecchi utilizzati per i controlli radiometrici correnti (per x e γ) devono essere in grado di rilevare radiazioni comprese nell’intervallo di energia da 40 keV a 1,3 MeV e ratei di kerma tra 0,05 μGy/h e 1 mGy/h, con sensibilità di 0,02 μGy/h. La statistica di conteggio dei rivelatori deve essere tale da garantire un errore associato alla misura, al livello di confidenza del 95% e con tempi di integrazione di 3 s, non maggiore del 20% con rateo di kerma in aria paragonabile al fondo ambientale (circa 0,1 μGy/h) con spettro energetico tipico del fondo.

Gli Esperti Qualificati ed i Misuratori della D.P. Servizi hanno a disposizione, per i controlli di routine, la strumentazione che segue, perfettamente rispondente alle norme di buona tecnica:

Radiametro ATOMTEX AT1117M con sonda BDKG-05;

Radiametro ATOMTEX AT1117/M con sonde BDKG- 05 e BDKG – 11, con modulo per analisi spettrometriche;

Spettrometro portatile Exploranium GR-135 con rivelatori a NaI e GM.

L’Esperto Qualificato dispone inoltre di strumentazione varia per valutazioni radiometriche particolari eventualmente necessarie.

In presenza di sorgenti o comunque di livelli anomali di radioattività, è d’obbligo avvisare tempestivamente, qualora non presente in loco, l’Esperto Qualificato incaricato. L’Esperto darà le direttive per la messa in atto delle misure volte ad evitare rischi di esposizione.

I ritrovamenti di isotopi radioattivi nei rottami possono riguardare sorgenti per radiografie industriali, sorgenti di medicina nucleare, ionizzatori d’aria, sensori di fumo, sonde di livello o di spessore, quadranti fosforescenti, segnali luminosi, strumenti per analisi geologiche, quadranti di orologi, tubi e parti di impianto idraulico/petrolifero con incrostazioni, bussole, quadranti automobilistici, quadri luminosi per aerei, contenitori schermati di trasporto, sensori termostatici, misuratori di fessurazione.

 Possibili radioisotopi presenti sono: H3, Ra226, Sr90, Am241, Cs137, Co60, Ir192, C14, U nat.

Per quanto riguarda il rottame metallico, la contaminazione è quasi interamente dovuta a Co60, che, in caso di fusione nella colata, va a legarsi con il metallo.

Altri possibili isotopi sono quelli di cromo, ferro, iridio, molibdeno, nichel, platino ed argento.

I rottami di rame, zinco e piombo possono contenere solo isotopi dello stesso elemento, poiché la produzione è controllata per garantire la purezza. L’alluminio può invece essere contaminato con uranio.

 Spettrometria gamma

Quando le misure di rateo di dose a contatto del carico indicano dei valori che superano il valore medio del fondo naturale locale, si ricorre alla spettrometria gamma in campo tramite spettrometro portatile. Detta spettrometria è eseguita direttamente dall’Esperto Qualificato. La radiazione gamma dovuta alla presenza nel carico di materiale avente una certa radioattività γ, radiazione che è penetrante e viene analizzata all’uscita della schermatura del contenitore, permette l’identificazione del o degli isotopi in gioco. Nel classico spettro da radioattività naturale, che ricorre con una certa frequenza nelle indagini radiometriche, è possibile riconoscere una serie di fotopicchi dovuti all’emissione associata al decadimento del K40, del Bi214 nella catena di decadimento dell’U238 e del Tl208 nella catena di decadimento del Th232.

I nuclei instabili si portano ad una configurazione di maggiore stabilità con l’emissione di particelle (nuclei di elio, elettroni, positroni, neutrini, ecc.) e/o di radiazione elettromagnetica (raggi x o gamma). A differenza del decadimento a (nuclei di elio) e β (elettroni, positroni, neutrini), l’emissione di raggi γ non cambia né il numero di massa A, né la carica Z del nucleo. L’eccesso di energia di eccitazione del nucleo viene emessa come radiazione elettromagnetica γ, di energia ben definita e caratteristica del nucleo che la genera.

Un emettitore gamma è costituito da tanti picchi quanti sono i possibili salti fra i livelli nucleari. Nella pratica operativa i fotopicchi sono sovrapposti allo spettro dei fotoni non completamente assorbiti dal rivelatore o diffusi dal mezzo che separa la sorgente dal rivelatore. Lo spettro quindi consiste in un range di energie continuo fino alla massima energia di transizione gamma che genera il decadimento.

Analizzando lo spettro è possibile individuare gli isotopi emittenti e la loro attività specifica.

Le sorgenti di radioattività possono essere naturali o artificiali. Gli isotopi artificiali più comuni sono Cs137 e Co60. Il picco energetico del Cesio è a 660 keV, Il Cobalto ha due picchi: a 1,17 MeV e 1,33 MeV.

I radionuclidi naturali hanno origine cosmogenica (interazione tra raggi cosmici e nuclei stabili presenti nell’atmosfera) o primordiale, con vite medie tanto lunghe da essere ancora presenti sulla terra.

I principali isotopi presenti nella crosta terrestre sono K40, U238, Th232. Il decadimento beta-gamma del K40 produce un fotopicco di energia 1460 keV; U238 e Th232 producono una catena di decadimento. I raggi gamma più significativi sono per l’U238 quelli di energia 610 keV, 1120 keV, 1740 keV dovuti alle transizioni del Bi214.

Per il Th232 le gamma più importanti sono quelle dovute alle transizioni del Tl208 alle energie di 580 keV e 2614 keV.

I tempi di acquisizione per la misura spettrometrica devono essere adeguati, al fine di ridurre l’errore statistico (dai 3 ai 10 minuti), in corrispondenza della o delle zone del carico che hanno manifestato delle anomalie. L’Esperto Qualificato, già dopo pochi minuti, è in grado di discriminare qualitativamente la presenza, nei materiali che costituiscono il carico, di radioisotopi, di origine naturale o artificiale.

 Materiali da costruzione

Tutti i materiali da costruzione possiedono una certa radioattività naturale.

In Italia non esiste una legislazione in materia, anche se la Commissione Europea ha predisposto direttive in merito.

I radionuclidi naturali che si trovano nei materiali da costruzione sono: K40 (Potassio), i 14 isotopi della famiglia dell’Uranio (U238); gli 11 isotopi della famiglia del Torio (Th232). Le emissioni sono del tipo alfa, beta, gamma.

Inoltre si possono trovare degli isotopi (Rn220 e Rn222) che producono Radon.

La Raccomandazione “Radiation Protection 112 del 2000 propone di considerare già in sede di progettazione il contenimento del Radon entro i 200 Bq/mc. Inoltre, ai fini di limitare l’esposizione gamma da Th232, Ra226 e K40, propone una selezione dei materiali in base ad un indice di radioattività:

I = ATh/200 + ARa/200 + AK/3000

dove le Attività Aisotopo sono espresse in Bq/kg.

Si considera materiale esente da radioattività quello che ha un indice fino a 0,5. La maggior parte dei materiali in commercio presenta però un indice superiore (tra 0,5 e 1). Le norme di riferimento per la misura della radioattività nei materiali sono le UNI 10797/1999. Come abbiamo visto i materiali da costruzione, riscontrati con una certa frequenza responsabili di un rateo di dose a contatto del contenitore che supera il fondo naturale, in realtà non determinano una anomalia radiometrica nel senso normativo, perché NON sono materiali soggetti ai controlli di cui al decreto 100. Tuttavia, nell’ottica di ottimizzare il più possibile la prevenzione e la tutela dei lavoratori e della popolazione, anche per quanto concerne gli utilizzi futuri di detti materiali, tali situazioni radiometriche sono state sempre rappresentate con apposito verbale agli Enti di controllo. Andando quindi oltre il dettato legislativo.

Radiazioni naturali

Ognuno di noi è soggetto ad una irradiazione naturale determinata da sorgenti esterne e interne al corpo, quelle che assumiamo con gli alimenti. L’irradiazione esterna è dovuta ai raggi cosmici e alla radioattività del suolo e dell’aria. Come abbiamo visto, la dose media derivante dalla radioattività naturale è dell’ordine dei 2 mSv/anno. I raggi cosmici ad alta energia sono costituiti da una componente primaria ed una secondaria. I raggi primari (particelle cariche e gamma duri) sono assorbiti dallo strato più alto dell’atmosfera. Ad una quota di 20 km troviamo praticamente raggi secondari. Sulla terra abbiamo soprattutto mesoni (massa tra elettrone e protone, componente dura; elettroni e fotoni, componente molle; neutroni e protoni (componente nucleonica). A livello del mare gran parte dei raggi cosmici è costituita da componente dura. Con l’altitudine la schermatura dell’atmosfera si riduce. A 10 km di altezza l’esposizione alla radiazione cosmica è dell’ordine di 100 volte quella a livello del mare. Per questo chi fa frequenti viaggi in aereo è soggetto a delle dosi annuali che possono diventare significative. L’irradiazione al suolo è dovuta a radionuclidi naturali: K40; Rb87; elementi radioattivi derivanti dal decadimento dell’U238 e del Th232 (Radon). Le concentrazioni di tali radioisotopi dipende fortemente dal luogo. Rocce ignee e graniti contengono concentrazioni di U238 che possono essere non trascurabili. Valori medi di concentrazioni nel terreno sono di centinaia di Bq/kg per il K40; decine di Bq/kg per le serie dell’U238 e Th232. Quanto alla radiazione interna, una piccola parte deriva dai raggi cosmici (C14; H3). Una parte rilevante deriva da sorgenti terrestri (specie K40, assunto insieme al potassio normale non radioattivo). Molta di più è la dose da elementi del decadimento dell’U238 ed anche del Th232. In parte (Pb210; Po210) sono assunti con il cibo (o con il fumo di sigaretta). La più importante delle sorgenti naturali è costituita dal radon, gas nobile insapore, inodore e invisibile, molto più pesante dell’aria. Il radon si genera dalle tre famiglie radioattive naturali (U238; U235; Th232). Essendo più pesante dell’aria si concentra negli ambienti a contatto con il terreno e con scarso ricambio d’aria. Se unito al pulviscolo atmosferico può depositarsi nell’apparato respiratorio. I discendenti emettono radiazioni alfa, beta, gamma. La media delle concentrazioni di radon nelle abitazioni italiane è risultata di 77 Bq/mc. Il 5% delle case ha una concentrazione superiore a 200 Bq/mc; l’1% superiore a 400 Bq/mc. Co60 e Cs137 (due isotopi che si incontrano, in generale, con una certa frequenza) non dovrebbero esserci in natura; se ci sono significa che è successo qualcosa. Bisogna però fare sempre una valutazione oggettiva del rischio: se non è presente contaminazione trasferibile e l’attività è inferiore ad 1 Bq/grammo, siamo nel campo del rischio irrilevante (“non rilevanza radiologica”). Alcuni dati interessanti: Un’ora di volo corrisponde mediamente ad una dose di circa 10 microSv. Il personale di bordo è quindi soggetto ad una dose addizionale di 5 mSv/anno. La dose media alla pelle per una radiografia al torace è di 0,4-1,5 mGy; la dose media alla pelle per una radiografia endorale è di 2-8 mGy (la dose efficace, quella che tiene conto dei diversi effetti sui vari organi) è però minore poiché la zona irradiata è ridotta). Alcune sorgenti comuni di radiazioni: Lenti fotografiche (usato il Torio, che possiede un elevato indice di rifrazione); mantelline per lampade a gas da campeggio (sempre Torio); frutta varia (banane – 125 Bq/kg  per presenza di K40; noci del Brasile – 600 Bq/kg); fonti termali con presenza di materiali radioattivi. Ricordiamo le unità di misura fondamentali (Sistema Internazionale).

Gy (Gray): unità di misura della dose assorbita, ossia energia per unità di massa del tessuto considerato;

Sv (Sievert): indica la dose equivalente di radiazioni ed è legata agli effetti biologici delle radiazioni; per passare dai Gy ai Sv occorre moltiplicare per un fattore adimensionale di pericolosità della radiazione (per esempio per radiazione x e γ questo fattore è uno; ossia la dose assorbita x e gamma corrisponde alla dose equivalente).

Bq (Becquerel): indica l’attività di una sorgente (impropriamente la sua “radioattività”): il Bq corrisponde ad una disintegrazione al secondo del radionuclide.

Ed ora alcuni esempi di rateo di dose (intensità di dose) a contatto di materiali di uso comune. Sanitari (farina di zirconio): 0,25.0,30 µSv/h; piatto doccia: 0,23; piastrelle ceramiche: 0,23; pavimento marmo rosa: 0,14-0,16; pavimento marmo bianco: 0,15-0,19. Per la radioattività dei materiali da costruzione, come sopra riportato, non esiste una normativa ad hoc. Le norme di buona tecnica di riferimento sono le UNI 10797/199 e la Direttiva “Radiation Protection 112/1999” della Commissione Europea.    

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