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Presente e futuro

in Articoli, Benessere e piaceri

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Oggi, nonostante il tanto declamato progresso, assistiamo ad una serie impressionate di conflitti, fisici e culturali. Nel mondo, ma anche a livello locale. Persino tra individui della stessa comunità cresce il bisogno di conflitto. Ogni giorno vengono fuori notizie di politica depravata, ruberie, persino sfruttamento intensivo dell’emarginazione per tornaconto personale (rom, immigrati, ecc.). Chi ha un lavoro fa di tutto per mantenere i propri privilegi, ignorando che c’è una marea di giovani e disoccupati che non ha nessuna tutela.

Chi negli anni scorsi negava con forza che vi fossero “guerre di religione” si deve ricredere. Le religioni sono sempre più fonti di discriminazioni e lotte cruente. Tra popoli, nazioni e individui. Eppure ci sono stati nel passato periodi sublimi di convivenza (antico periodo tantrico; impero Ottomano, ecc.). Come non sono mancate le menti elette, che hanno capito l’essenza della vita e insegnato a vivere. Spinoza, grande filosofo olandese del XVII secolo, è un esempio. Alcune affermazioni possono sembrare fuori luogo. Ma ad una attenta analisi si scopre che centrano i problemi.

Secondo Spinoza lo Stato, anche se retto da un monarca, deve garantire ai cittadini libertà di pensiero, di espressione e di religione. E l’autorità religiosa non si deve intromettere nelle convinzioni dei singoli. Ognuno deve avere la possibilità di seguire il proprio pensiero, anche nella vita civile, cercando di essere giusto e caritatevole verso il prossimo.

Il filosofo viene scomunicato dal “Consiglio degli anziani della nazione ebraica “ con una virulenza inaudita: “Che sia maledetto di giorno, che sia maledetto di notte, che egli sia maledetto durante il sonno e durante la veglia, che sia maledetto quando entra e che sia maledetto quando esce. Voglia l’Eterno accendere contro quest’uomo tutta la Sua collera e riversare su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge …”.

Per Spinoza le Sacre Scritture sono solo ammaestramenti per i fedeli e non hanno nulla di divino. La teologia viene posta da Spinoza in secondo piano rispetto alla filosofia, unica branca del sapere a cui spetti il compito di far ragionare e comprendere.

Spinoza, da ebreo, rifiuta la puerile rappresentazione antropomorfica di Dio, l’esistenza dei miracoli, la supremazia degli ebrei, i prescelti. Il filosofo reclama libertà di pensiero in una libera repubblica.

Il mondo è sempre più piccolo. L’odio dilagante, persino ispirato a un Dio che uccide, sono la ripetizione di quei tempi. Quando il libero pensiero dovette convivere con il dogmatismo assoluto.

Tecnologia e conoscenze avanzano veloci. Per comodità di vita e piaceri prima impensabili. Ma dobbiamo tornare alle grandi menti del passato se vogliamo risolvere i nostri problemi: di tolleranza, di convivenza civile, di lavoro condiviso. Dobbiamo tornare al pluralismo giuridico, cioè all’accettazione di quelle difformità, per cui comunità religiose diverse conservano le proprie leggi civili relative alla persona. Per esempio in India un Hindu deve essere per legge monogamo, mentre un Musulmano può avere, sempre per legge, fino a 4 mogli. D’altra parte nella stessa Germania il divieto di poligamia dettato dalla legge non viene di fatto applicato a seguito di una sentenza, per cui le seconde mogli degli immigrati vanno tutelate se sposate in Paesi che consentono la poligamia.

Se guardiamo al passato, secondo l’Antico Testamento Salomone aveva 300 mogli. A Sparta una moglie poteva essere condivisa. In Tibet la poliandria era diffusa.

Nel nostro mondo (l’Occidente in primis) siamo sommersi da un’infinità di convenzioni e tabù. Che dobbiamo superare se vogliamo evitare attriti e scontri sempre più evidenti in una società multietnica.

Dimenticando quelle ossessioni martellanti che sono diventate dei totem: la crescita economica, la crescita demografica (l’Africa insegna), il lavoro a tempo pieno ad ogni costo.

Cercando di garantire alle nuove generazioni la qualità della vita, riducendo drasticamente le ore di lavoro nelle occupazioni più faticose e meno appetibili. Che daranno pure molte opportunità, ma che condizionano pesantemente la vita.

In compenso le nuove generazioni dovrebbero imparare che svago, libertà, tempo libero possono essere gestiti con soddisfazione anche con meno risorse materiali.

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