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Lo Stato e la scuola non pongono in primo piano sicurezza e benessere? La risposta è in noi. Non possiamo aspettare il prossimo incidente. Quando saliamo su un pullman, pensiamo solo al viaggio. Non ci accorgiamo nemmeno che ci sono le cinture di sicurezza. Che non sono un arredo per dimostrare che il mezzo è moderno.

In Italia, su oltre 23.000 mezzi di questo genere in circolazione, l’ANAV (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori) stima che vi siano circa 7.500 autobus inadeguati (anche per quanto concerne l’elevato inquinamento). La media dei chilometri percorsi prima della rottamazione arriva a 1 milione. Le gare al ribasso si ripercuotono sulla manutenzione. Altro che certificazione!

E la revisione (annuale per legge) come viene eseguita, quando vediamo che un autista (fortunatamente in gamba) per rallentare in una curva pericolosa deve avere la presenza di spirito di andare a”strisciare” contro un muro?

Perché su molti pullman è ancora installato il tachigrafo analogico (la “scatola nera”), che può essere facilmente manomesso, al posto del digitale?

Perché vediamo sfrecciare pullman a più di 100 km orari, quando il limite di legge è 100? Perché l’orario di guida supera sovente le 9 ore giornaliere e non viene rispettata la sosta intermedia di almeno 45 minuti?

Pullmann, anche quelli di linea, obsoleti, inquinanti  e privi di cintura, sono una costante, anche cittadina.

Noi non possiamo né eliminare la fatiscenza dei mezzi, né andare a collocare il guardrail appropriato ai bordi delle strade (e tra careggiata e careggiata).

Ma abbiamo il diritto/dovere di non mettere a repentaglio la nostra vita e quella dei nostri figli.

Nel tragico incidente “Erasmus” (Spagna), dovuto ad un colpo di sonno (classica causa di incidente grave; anche su questo aspetto ci sarebbe da discutere, sia come orari di viaggio, sia come mancanza di dispositivi antisonno, che pur esistono) alcune studentesse non indossassero la cintura di sicurezza. Nel forte impatto sono state catapultate fuori dal mezzo o comunque hanno subito dei traumi severi. La maggior parte dei sopravissuti invece la indossava.

La sensibilità alla sicurezza, se la scuola latita, va coltivata in famiglia. Non è facile inculcare in un ragazzo che crede di essere immortale il senso della sicurezza. Ma un tentativo serio va fatto.

La sicurezza è nelle nostre mani.

Il contratto Erasmus fa venire i brividi. Invita a dormire nel ritorno e non risponde degli incidenti. Tutto sacrificato sull’altare del consumismo e del low cost. Per poi piangere (o inscenare l’agghiacciante rito dell’applauso) al momento del funerale.

Quindi:

  • Scegliere mezzi moderni, muniti di cinture di sicurezza, che vanno sempre allacciate.
  • Non lasciarsi influenzare dalle basse tariffe.
  • Non viaggiare di notte.

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