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Radiazioni: prevenzione o repressione?

in Articoli, Sicurezza e salute sul lavoro

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Quando si tratta di radiazioni, settore tanto temuto quanto poco conosciuto, ci si attende che il controllore istituzionale vada a verificare quegli aspetti che siano di ordine sostanziale e non si perda in contestazioni formali e ingiustificate. Invece non è così: sono ancora radicati in taluni soggetti pubblici dei comportamenti che appaiono totalmente disgiunti da una serena e ragionata azione preventiva e puntano invece su vessazioni e delegittimazioni. Ignorando ad arte quegli aspetti primari di valutazione del rischio e di azioni preventive normalmente messe in atto da una azienda che si rispetti.

Si arriva per esempio a contestare la mancanza di autorizzazione per l’utilizzo di macchine radiogene che per caratteristiche sono esenti per legge (e magari sono pure fuori esercizio perché guaste), quando la ditta è comunque provvista di nulla osta per macchinario di caratteristiche superiori a quelle “incriminate”. Dimostrando quindi di possedere la dovuta organizzazione dei controlli di sicurezza (sorveglianza fisica della radioprotezione).

A contestare, in genere a seguito di segnalazioni arbitrarie in ambito concorrenza, il controllo positivo di un carico presunto irregolare e invece perfettamente sdoganabile, senza eseguire alcuna valutazione del rischio effettivo, determinando quindi il “blocco” della merce per giorni e giorni. Con effetti negativi sull’attività commerciale e sugli stessi verificatori.

A contestare una situazione di “anomalia radiometrica” per mancata segnalazione, ignorando intenzionalmente, per esempio, che la presunta anomalia deriva da materiali non soggetti a controllo (e quindi, a rigore di legge, non si tratta nemmeno di “anomalia”) oppure che, a seguito di doverosa valutazione del rischio effettivo, si può facilmente dimostrare che si è nel campo della “non rilevanza radiologica”.

Dove portano tali comportamenti? Da nessuna parte: sicuramente non sono a favore né della prevenzione, né dei processi lavorativi, in quanto non fanno che dilatare insensatamente le tempistiche di sdoganamento di un carico o, nel caso di contravvenzioni immotivate, acuire le reazioni dell’azienda che, invece di accettare per buon vivere di pagare la sanzione, si oppone per via giudiziale. Caricando quindi la Magistratura di ulteriori procedimenti, peraltro ad esito scontato. E sottraendo all’imprenditore prezioso tempo da dedicare a temi di rilievo, anche di sicurezza.

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