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Il radon,gas nobile naturale la cui fonte principale è il terreno (ma fonti possono essere anche i materiali da costruzione, come tufo e graniti) è radioattivo ed emette particelle alfa. Nei locali chiusi diventa pericoloso perché può raggiungere delle concentrazioni elevate. L’isotopo comune è il Radon 222, che ha un tempo di dimezzamento di qualche giorno. Deriva dalla catena di decadimento dell’Uranio 238, presente in natura.
Per impedire l’accumulo di radon nei locali, specie se si tratta di locali interrati, anche parzialmente, o al piano terreno, la prima cosa da fare è l’aerazione. Anche nei mesi invernali.

Azioni correttive ulteriori sono: sigillatura delle vie di ingresso del gas (materiali polimerici, ecc.); depressurizzazione dell’intercapedine sotto pavimento (ventilazione); ventilazione del vespaio; lieve pressurizzazione dell’edificio.

Oggi l’argomento radon è rivalutato, dal momento che si parla sempre più di prevenzione globale, non trascurando gli aspetti preventivi che possono interessare il modo di vivere della persona.

Il tema fa parte della tutela della salute rispetto all’esposizione a radiazioni ionizzanti, sia per i lavoratori che la popolazione in generale.

Una recente direttiva europea, che si basa sugli studi degli ultimi 20 anni e sulle raccomandazioni delle principali autorità scientifiche e sanitarie internazionali, impone delle misure per la salvaguardia della salute dai rischi delle radiazioni ionizzanti. Il provvedimento riguarda sorgenti naturali, esposizioni mediche, controlli negli aeroporti, prodotti di consumo, esposizioni lavorative, incidenti, ecc.

Vengono considerate situazioni specifiche di rischio, come i lavori in sotterraneo, con particolare riferimento, per l’appunto, al gas radon o nello spazio (piloti; astronauti, soggetti all’azione dei raggi cosmici). Vengono considerati con attenzione gli organi più sensibili, come le gonadi, il midollo osseo, i polmoni, la tiroide, il cristallino.

Per i lavoratori esposti il limite è sempre di 20 mSv/anno. Per il cristallino il limite di dose passa da 150 a 20 mSv/anno, poiché, in virtù di studi recenti, si è visto che questo tessuto ha una sensibilità alle radiazioni più alta di quanto ritenuto in passato.

Il limite di dose per la popolazione è sempre di 1 mSv/anno per le esposizioni artificiali (quelle mediche escluse).

Da considerare che la dose naturale annua, nel nostro Paese, è di circa 1,5-2,5 mSv, variabile in maniera sensibile a seconda del luogo.

La direttiva considera anche l’esposizione a raggi gamma dovuta a materiali da costruzione (tufi, lave, graniti, ecc.). Il limite da mantenere è fissato in 1 mSv. Prevede altresì l’obbligo per chi mette in commercio i materiali indicati di misurarne la radioattività. Gli stati membri dovranno emanare specifiche norme. Gli studi hanno dimostrato che anche le microdosi determinano un aumento del rischio di sviluppare tumori.

Viene confermato il principio della valutazione del rapporto rischio/benefici nell’uso di sorgenti (in tutti i settori).

Si stima che circa il 10% dei tumori al polmone sia dovuto al radon. Il radon, per le sue proprietà fisiche ed il suo essere ubiquitario, è considerato la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco. Viene quindi fissato il limite di concentrazione in aria di 300 Bq/m3 per tutti gli ambienti indoor (sia lavorativi che di vita). Secondo alcuni studi bisognerebbe però restare al di sotto dei 150 Bq/m3.

In Liguria la concentrazione è in genere bassa (media nazionale 70; media europea 55 circa; regioni con concentrazione maggiore, come Friuli e Campania: 110-120 circa).

radonfigOggi sta crescendo l’attenzione sulla valutazione del rischio derivante dalla presenza del radon negli ambienti di lavoro e abitativi, anche nelle situazioni per cui non esiste un obbligo specifico. Questo sulla base degli indirizzi normativi generali, che prevedono una valutazione di ogni rischio. In questa direzione sarebbe auspicabile procedere, con i criteri suggeriti dalla normativa, ad effettuare a la determinazione della concentrazione media annua di radon in aria negli ambienti di lavoro e di vita, oltre che nei locali interrati o seminterrati, anche a livello del terreno, finalizzata alla individuazione di eventuali rimedi.

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