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Rumore da traffico: diritti dei cittadini

in Articoli, Benessere e piaceri

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Nelle nostre città, con tracciati stradali e autostradali che attraversano interi quartieri, assistiamo oggi ad un degrado ambientale da rumore spesso inaccettabile.

Purtroppo il legislatore, nello stabilire dei limiti di rumorosità da non superare, se da una parte sembra esercitare una valida tutela del benessere comune, di fatto la vanifica, perché tali limiti sono troppo alti per parlare di benessere ed anche perché avvallano delle deroghe assurde (fasce di rispetto, periodo diurno – notturno, ecc).

Per l’attuale legislatore, in effetti, la salvaguardia della salute e del benessere è solo una pretesa.

Oggi il cittadino dispone però di un’arma efficace: la giurisprudenza che si è formata negli anni sull’art. 844 C.C. (immissioni di rumori oltre la normale tollerabilità) stabilisce che il criterio comparativo per la valutazione del rumore, che si fonda sull’incremento di 3 dB rispetto al rumore di fondo, si deve sempre applicare in ogni zona ed in ogni ora del giorno e della notte.

Questo significa che il cittadino non può essere disturbato, da una determinata sorgente di rumore (traffico compreso) per una sensazione di rumore che raddoppi il rumore generico della zona, ossia l’insieme dei rumori di base sui cui si innestano i rumori abnormi della sorgente.

In virtù di tale principio, si va cioè alla ricerca di un limite incrementale massimo di 3 dB (sia diurno che notturno) oltre il rumore di fondo del sito, valutato in termini statistici; dunque sarà valutata la variazione acustica puntuale esistente tra il rumore ambiente del sito e il rumore di fondo inteso come “il coacervo di suoni di varia origine continui e caratteristici del luogo, che rappresentano sempre e comunque il fattore di soglia a cui riferirsi”.

Quindi con l’opzione legislativa si sono fissati limiti assoluti di rumorosità su un determinato territorio oltre i quali si realizza un inquinamento indiscriminato a danno dell’intera comunità locale, mentre, con la seconda ci si riferisce a precise situazioni di inquinamento di fatto, che può anche non determinare un fenomeno di inquinamento acustico come definito dalle norme, ma può comunque riuscire intollerabile in quelle specifiche situazioni.

Come si vede sono due casi ben distinti e non raffrontabili in dettaglio.

Quando dunque esiste non già la necessità di definire in senso generale la situazione di inquinamento di una data area a fronte di una immissione, ma, al contrario, sia indispensabile verificare se ed in che misura esiste (o può esistere) una violazione dei diritti dei singoli recettori in termini di superamento di soglie di normale tollerabilità, deve essere applicato il criterio comparativo.

La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 4848 del 27/02/2013 ha ribadito la validità del criterio comparativo nella valutazione della intollerabilità delle immissioni di rumore.

Si vuole quindi lasciare la possibilità al privato di attivarsi per una tutela finalizzata ad individuare ed a ridurre una emissione disturbante in termini di tollerabilità, che resta dunque caposaldo invalicabile per la definizione del disturbo in rapporto alla sensibilità del recettore medio (individuata come da giurisprudenza).

La reazione di intolleranza al rumore è infatti scatenata non tanto da una sonorità particolarmente elevata, quanto piuttosto da una immissione distintamente udibile, non gradita, ripetuta, cui il soggetto è esposto per tempi non limitati ed alla quale non può sottrarsi.

In pratica un rumore può essere in regola con le norme ma oggettivamente disturbante in termini di tollerabilità.

Pertanto, a prescindere dai limiti normativi che vanno comunque rispettati, va tutelato il diritto alla salute ed al benessere della persona, tramite gli interventi adeguati sulle fonti del rumore, prima ancora che sui ricettori (porte e finestre insonorizzate, ecc.).

Si può quindi sempre chiedere che vengano rispettati i limiti di tollerabilità, in base ad un principio che è assai più tutelante rispetto a quello “pubblicistico” dei limiti.

Per valutare un rumore intrusivo in riferimento ai limiti di tollerabilità, occorre riferirsi, per esempio, alla norma ISO 1966/71-72 e misurare il rumore di fondo del sito in vari periodi (brevi) e poi confrontarlo con quello ambientale (per gli stessi brevi periodi) corrispondente comprensivo delle emissioni (come possono essere le autostradali), onde stabilire se si superino, anche per i suddetti tempi brevi, valori incrementali di 3 dB tra i due livelli.

Il criterio comparativo, maggiormente tutelante per la persona, ma più impegnativo per il disturbante, ha oggi il sopravvento sulle norme dei limiti imposti, meno rigoroso e quindi ben visto da chi inquina.

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