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Sicurezza e salute sono temi sensibili. Strumentalizzarli è fin troppo facile, specie laddove le conoscenze sono labili o assenti.

Emergono due tendenze contrapposte, dettate sempre dal tornaconto personale: la sottovalutazione dei problemi, in modo da garantire una tranquilla posizione di potere scevra da indirizzi “politicamente non corretti” e, all’altro estremo, l’enfatizzazione di un normalissimo problema o la genesi di una problematica di per sé inesistente.

Con il primo scenario è fin troppo chiaro che non riusciremo mai a eliminare, per esempio, il letale inquinamento ambientale da combustione (motorizzazione obsoleta, impianti di riscaldamento dell’altro secolo, ecc.).

La seconda messinscena drammatizza un normale tema di sicurezza oppure l’inventa ex novo, in modo da far valere in tutti i modi possibili le conoscenze in materia dell’attore a fini personali. Trova ovviamente terreno fertile nei campi ad alta specializzazione, dove la gente e persino ampi settori pubblici hanno totale ignoranza, sia tecnico-scientifica che giuridica. Esempio eclatante è quello della radioattività, usata politicamente nel passato come una clava (referendum) per azzerare i programmi energetici nazionali nel nucleare. Che sarà pure contestabile, ma sta vivendo nel mondo globale un costante incremento, sia per la possibile progettazione di moderne centrali ad alta sicurezza intrinseca, sia per le nuove soluzioni, in gran parte accettabili, sul confinamento delle scorie radioattive. Non dimentichiamo che con il nucleare, la cui sicurezza peraltro, come ben sappiamo, travalica i confini del paese che lo ospita, si apporterebbe beneficio al pressante problema dell’inquinamento ambientale. E usata anche in modo indegno (con false denunce allarmistiche, invenzione di “sorgenti orfane”, anche in sede di consessi ufficiali; accuse infondate di falsi controlli nei confronti della concorrenza) nel campo delle verifiche radiometriche su prodotti metallici di importazione. Ciò al fine di garantire posizioni di monopolio nei controlli a tariffe particolarmente elevate e in contrasto con le moderne esigenze commerciali. Con il beneplacito, magari dettato dalla scarsa conoscenza delle situazioni reali, di soggetti istituzionali e mediatici.

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