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La sicurezza strutturale di un edificio viene spesso lasciata in seconda linea. Si preferisce puntare l’attenzione su impianti e attrezzature, in cui gli eventuali problemi di sicurezza sono evidenti ed in genere facili da risolvere. Con il risultato che assistiamo con una certa frequenza a incidenti, anche gravi o letali, del tutto assurdi (crollo di soffitti, caduta di cornicioni e poggioli, ecc.).

Il principale requisito degli edifici è quello di presentare un sufficiente margine di sicurezza nei confronti delle situazioni a rischio (carichi superiori a quelli normali, ecc.).

Un metodo di valutazione di primo livello è quello semiprobabilistico “agli stati limite” basati sull’impiego di coefficienti parziali di sicurezza. Il principio è quello di verificare che le sollecitazioni non superino le resistenze di progetto.

In primis dobbiamo considerare se la costruzione è vulnerabile al sisma o ad altri eventi, per costruzione antecedente all’introduzione di norme sismiche o altri fattori, tra cui l’assenza parziale o totale di manutenzione.

Il degrado strutturale, oggetto di manutenzione assente o carente, può essere dovuto a cause di tipo chimico, di tipo fisico (come cicli di gelo-disgelo o incendi), di tipo tecnologico (come l’utilizzo di calcestruzzi scadenti o spessori insufficienti di copriferro), di tipo progettuale; di tipo meccanico (come un terremoto).

La vigente normativa prescrive che anche le strutture, durante la vita, siano sottoposte a manutenzione ordinaria, come qualsiasi impianto o attrezzatura. Dovrebbe quindi esistere un vero piano di manutenzione della struttura. Cosa che non sempre è tenuta in debito conto, perché viene da pensare che un edificio, in quanto tale, sia indistruttibile ed eterno.

Invece si parla di “vita nominale”, intesa come il numero di anni per cui la struttura, sottoposta a regolare manutenzione ordinaria, può essere utilizzata per lo scopo al quale è destinata. Per una grande opera, per esempio un ponte, si parla di oltre 100 anni. Ma sono tuttora perfettamente in vita opere antiche di migliaia di anni.

La valutazione della sicurezza va effettuata anche quando subentra un cambio di destinazione d’uso.

Se la valutazione, effettuata da professionisti del settore, è negativa, si deve procedere a interventi di adeguamento/miglioramento e riparazioni, al fine di portare la struttura ad un determinato livello di sicurezza prefissato.

Non si può prescindere da interventi di adeguamento quando, per esempio, si sopraeleva la costruzione o la si amplia oppure ancora si cambi, come anzidetto, la destinazione d’uso.

Nelle indagini di valutazione le fasi, a seconda della situazione specifica della struttura, sono in genere le seguenti:

–        Analisi storica dell’immobile;

–        Esame visivo, con particolare riferimento al quadro fessurativo;

–        Verifica dei materiali, anche tramite estrazione di campioni per prove di laboratorio;

–        Prove meccaniche; ultrasoniche; endoscopiche; radiografiche; radar; chimiche, ecc.

L’analisi degli effetti da azione sismica, da combinare con gli altri carichi ipotizzabili, va effettuata con metodi scientifici appropriati.

Di norma, specie se si tratta di edifici pubblici (scuole, ecc.) ispezioni e controlli dovrebbero essere eseguiti almeno una volta all’anno e comunque a seguito di  eventi (come la caduta di tegole o la nascita di fessure nella muratura) per gli interventi del caso. Senza dimenticare i locali e le superfici non direttamente accessibili, come sottotetti, tetti, scantinati, locali tecnici, intercapedini, ecc.

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