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Caratteristica costante dell’uomo moderno (se ha un lavoro) è l’essere sempre assillato dalla mancanza di tempo. Le tecnologie attuali in teoria ci liberano da incombenze deprimenti (andare in banca, fare una telefonata antipatica, ecc.). Ma non sono riuscite ad avverare le previsioni di chi (Keynes) sognava una settimana di 15 ore o di chi (Nixon) prefigurava un anno lavorativo di sei mesi. In compenso le tecnologie della perenne connessione tendono a renderci smartphone-dipendenti.

Dobbiamo abituarci a superare questi legami, facendo un salto di qualità: la tecnologia al servizio nostro e non viceversa.

Una grande opportunità è data dal “telelavoro”, che può essere definito come un “modo di lavorare indipendente dalla localizzazione, facilitato dall’utilizzo di sistemi informatici e telematici”.

Un lavoro, quindi, liberato da vincoli spaziali e temporali. Con enormi vantaggi per il benessere personale e della collettività (meno traffico), la prevenzione degli incidenti, e persino per la produttività (quando la persona si sente libera di gestire il proprio lavoro, in genere rende di più).

Telelavoro non significa solo lavoro da casa, ma anche da “centri satelliti” aziendali, da siti diversi tramite PC portatili o mezzi similari, nell’ambito di azienda “virtuale” (esistente solo in rete), di coordinamento di altri lavoratori che abbiano delle mansioni maggiormente esecutive.

Secondo il progetto BISER (Benchmarking the Information Society e-Europe Indicators for European Regions), possiamo individuare le seguenti tipologie:

–         Servizi ad alta intensità di conoscenza, che raccolgono, trattano e trasferiscono informazioni mediante l’utilizzo delle moderne tecnologie informatiche;

–         Telecooperazione, con utilizzo di appositi software di videoconferenza e siti di supporto e interazione con altro personale specializzato dislocato in luoghi diversi;

–         Lavoro a domicilio avente le stesse caratteristiche di quello aziendale;

–         Telelavoro mobile, che necessita per ragioni professionali di spostamenti del personale addetto, il quale resta sempre in contatto con l’azienda;

–         Telelavoro multilocational (e-worker) che consiste nell’operare senza alcun vincolo di luogo.

La casa, luogo tipico futuro del telelavoro, si trasforma in luogo ibrido, dove il soggiorno diventa sala riunioni e la camera uno studio efficiente. Gli arredi, sempre appetibili, diventano compatibili per un uso professionale. Sistemi di difesa dalla rumorosità ambientale, realizzati con nuovi materiali fono isolanti-fonoassorbenti, sedie e poltrone ergonomiche, illuminazione corretta (per quanto possibile naturale, altrimenti tramite lampade “solari”) fanno dell’ambiente domestico il luogo di lavoro per eccellenza. Da godere anche nei momenti di relax.

I concetti di produzione crescente e massificata sono ormai superati. La robotizzazione fa il suo corso. Si va verso i servizi avanzati, con maggior creatività e tecnologie informatiche complesse. Che consentono di recuperare tempo libero e salute, perché nel telelavoro, in assenza di condizionamenti esterni, si può per esempio prendere l’abitudine di staccare a intervalli regolari, con posture in piedi e movimenti del corpo che attivino le funzionalità dell’organismo.

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